“Riforma Calderoli: l’Appennino a rischio esclusione, una questione di giustizia sociale”

“Riforma Calderoli: l’Appennino a rischio esclusione, una questione di giustizia sociale”

Confagricoltura lancia un grido d’allerta in merito alla riforma Calderoli, sottolineando che l’applicazione rigida dei nuovi parametri di classificazione dei comuni montani potrebbe portare a conseguenze devastanti per l’Appennino. Se la fragilità sociale non viene presa in considerazione, i fondi pubblici rischiano di finire nelle mani di località già avvantaggiate come Cortina d’Ampezzo, mentre realtà in difficoltà come Civitella e Sogliano saranno lasciate a se stesse.

**Una classificazione inadeguata**

Dodici comuni del forlivese e cesenate si trovano a un passo dal perdere il loro status di “zona montana”. La Legge della Montagna, così come formulata, si basa esclusivamente su criteri altimetrici e di pendenza, ignorando completamente le reali condizioni socioeconomiche di questi territori. Daniele Montemaggi, presidente di Confagricoltura, non ha dubbi: “Le nuove norme favoriscono località turistiche già consolidate, mentre i comuni dell’Appennino, nonostante la loro fragilità, verranno esclusi da fondi vitali per la loro esistenza”. È evidente che questa riforma non solo penalizza le aree più vulnerabili, ma rischia di accentuare un problema già grave: lo spopolamento.

L’associazione si rivolge con urgenza alle istituzioni affinché rivedano l’attuale impostazione. “Non possiamo permetterci una simile declassazione”, ribadisce Montemaggi. I parametri attuali non solo non riflettono la realtà della montagna, ma contribuiscono a un abbandono progressivo di queste aree, compromettendo servizi essenziali e la qualità della vita per chi ci vive.

**Un rischio per la sicurezza del territorio**

L’appello di Confagricoltura non si limita a questioni economiche, ma tocca anche la sicurezza del territorio. “Le recenti alluvioni hanno dimostrato cosa significa non avere un presidio agricolo e imprenditoriale”, afferma Luca Gasparini, direttore dell’associazione. La mancanza di agricoltura e di attività economiche rende le zone montane vulnerabili, aumentando il rischio di dissesto idrogeologico. Un territorio abbandonato diventa un territorio fragile, incapace di garantire sicurezza e stabilità.

I comuni esclusi dalla classificazione di montano, come Galeata, Civitella di Romagna e Rocca San Casciano, sono solo una parte di un elenco che si allunga. In provincia di Rimini, realtà come Maiolo e Novafeltria subirebbero le stesse conseguenze. Queste comunità, già in difficoltà, si trovano a fronteggiare costi più elevati e minori opportunità. L’agricoltura in montagna non è solo un’attività economica, ma un presidio fondamentale per il territorio.

**Un appello alla ragionevolezza**

Confagricoltura chiede modifiche concrete ai decreti attuativi, affinché ai parametri fisici vengano affiancati indici di fragilità socioeconomica, come quelli già identificati dall’Istat. Non si tratta di una battaglia ideologica, ma di un appello alla ragionevolezza e all’equità. La Legge della Montagna deve sostenere chi realmente ha bisogno di aiuto, non chi è già avvantaggiato.

Il rischio di un’ingiustizia sociale è palpabile. Un sistema che ignora le reali necessità delle aree interne fragile non solo è ingiusto, ma mina le fondamenta stesse della coesione sociale. L’Appennino, con le sue peculiarità e le sue sfide, non può essere dimenticato. La soluzione deve essere trovata, e deve essere immediata.

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