L’Emilia-Romagna si trova di fronte a un’emergenza scolastica senza precedenti. La recente decisione del commissario ad acta Bruno Di Palma di ridurre le autonomie scolastiche da 532 a 515, eliminando 17 istituzioni in tutte le province, ha sollevato un coro di proteste da parte delle autorità regionali. Michele de Pascale, presidente della Regione, e l’assessora alla Scuola, Isabella Conti, non hanno risparmiato critiche: la misura è stata definita ingiusta e inadeguata, con ricadute critiche per una realtà già complessa come quella dell’Emilia-Romagna.
Dimensioni insostenibili per le scuole
La creazione di istituti scolastici con un numero di studenti compreso tra 1.500 e 2.500 rappresenta un paradosso in un territorio che si vanta di essere virtuoso. De Pascale e Conti hanno evidenziato come questa scelta non solo contraddica gli obiettivi dimensionali del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), ma aggravi anche le difficoltà organizzative ed educative delle scuole. La qualità dell’offerta formativa, l’attenzione educativa e la sicurezza degli studenti sono a rischio in contesti così ampi, soprattutto quando si considera la prevista riduzione del personale di supporto.
La contraddizione è evidente: in alcune province, nonostante l’aumento della popolazione studentesca, il personale scolastico andrà a diminuire. Questo scenario mette in discussione la capacità delle scuole di garantire un ambiente educativo adeguato. Un sistema scolastico efficiente non può basarsi su un accorpamento indiscriminato che ignora le specificità territoriali e le necessità delle aree più vulnerabili.
Criticità per il personale ATA
Le preoccupazioni si estendono anche al personale ATA. La riduzione del personale amministrativo e tecnico in concomitanza con la creazione di mega-istituti genera un problema serio: la gestione dei plessi scolastici, la sicurezza e il funzionamento ordinario delle scuole saranno compromessi. Non basta dotare le scuole di metal detector se manca un’adeguata comunità educante in grado di garantire un ambiente sicuro e accogliente per gli studenti.
Le dichiarazioni di de Pascale e Conti chiariscono che la loro opposizione non è di natura ideologica. L’efficientamento del sistema scolastico è necessario, ma deve avvenire in modo intelligente e mirato. La scelta di ridurre le autonomie scolastiche non solo indebolisce la scuola pubblica, ma amplifica le disuguaglianze esistenti. Una democrazia forte si misura dalla capacità di garantire un’istruzione di qualità per tutti, e non attraverso politiche che comprimono i costi a scapito del futuro delle nuove generazioni.
La Regione Emilia-Romagna, già nota per il suo impegno nel settore educativo, si trova ora a dover affrontare una sfida cruciale. La decisione di accorpamento scolastico rappresenta un passo indietro in un contesto dove l’istruzione dovrebbe essere considerata un investimento strategico, non un costo da ridurre. La responsabilità di garantire un futuro migliore per i giovani studenti italiani non può essere sacrificata su un altarino di risparmi irrazionali.

