Il Giudice di Pace ha annullato un verbale di multa e ha ordinato al Comune di Cervia di coprire le spese legali. Un epilogo che segna la fine di un percorso tortuoso per un automobilista, il quale ha dovuto affrontare una battaglia legale per rivendicare un diritto fondamentale.
La storia inizia il 6 febbraio 2025, quando l’automobilista riceve una multa per eccesso di velocità, rilevata da un autovelox lungo la Strada Provinciale 254, al chilometro 20+460, direzione Forlì. Deciso a far valere i propri diritti, l’uomo presenta un’istanza di accesso agli atti alla Polizia Locale di Cervia, chiedendo di visionare documentazione riguardante l’omologazione, la taratura e i decreti autorizzativi del dispositivo. Tuttavia, la risposta tarda ad arrivare e l’assenza di riscontri diventa un ostacolo insormontabile: “Nonostante l’istanza sia stata protocollata, non ho mai ricevuto nulla”, afferma il protagonista della vicenda.
Senza i documenti necessari, l’automobilista tenta un ricorso al Prefetto, ma la sua richiesta viene respinta, aggravando ulteriormente la situazione. “È stata un’esperienza frustrante: mesi di attesa, incertezze e una costante sensazione di impotenza”, racconta. La mancanza di trasparenza da parte dell’Amministrazione ha reso la sua battaglia un vero e proprio calvario.
La situazione si sblocca durante l’udienza presso il Giudice di Pace. L’Amministrazione non riesce a dimostrare la regolare omologazione dell’autovelox, un requisito imprescindibile per la validità delle multe. La sentenza emessa dal Giudice non solo annulla la sanzione, ma solleva interrogativi sulla legittimità dell’intera postazione di controllo. “Questa sentenza implica che un dispositivo utilizzato per sanzionare i cittadini potrebbe non rispettare i requisiti tecnici previsti dalla legge”, sottolinea l’automobilista, facendo eco a un problema ben più ampio.
L’epilogo di questa vicenda porta a una riflessione sulle responsabilità che coinvolgono non solo la Polizia Locale di Cervia, ma anche la Provincia di Ravenna, proprietaria della strada, e la Prefettura. “Questa situazione va oltre il mio caso personale – prosegue l’automobilista -. Affrontare un percorso così lungo e logorante per difendere un diritto che dovrebbe essere garantito con trasparenza è un peso enorme. I costi legali e il tempo sottratto al lavoro per dimostrare ciò che l’Amministrazione avrebbe dovuto chiarire di propria iniziativa sono insostenibili”.
Il caso rappresenta un tassello di un quadro più complesso che coinvolge il territorio ravennate. Negli ultimi mesi, infatti, i ricorsi contro gli autovelox fissi sono aumentati, accendendo un dibattito sempre più acceso sulla regolarità dei controlli elettronici della velocità. La questione non riguarda solo il singolo automobilista, ma solleva dubbi sull’integrità del sistema di sanzioni, mettendo in discussione la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
In un contesto dove la trasparenza e la correttezza dovrebbero essere la norma, la vicenda dell’automobilista di Cervia emerge come un campanello d’allarme. Un richiamo alla responsabilità delle istituzioni, che devono garantire non solo la legalità, ma anche il rispetto dei diritti dei cittadini.

