Nel cuore di Forlì, una ferita aperta dalla guerra attende da otto decenni di essere sanata. La fontana monumentale, distrutta nel 1944, non ha mai visto rinascita. Ora, il progetto di ricostruzione si fa strada nel dossier di candidatura per il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2028, segnando l’inizio di una nuova era per la città.
Un’opera dimenticata
Collocata un tempo all’ingresso della città, la fontana era un emblema del periodo fascista, concepita per esaltare l’arrivo a Forlì. Inizialmente prevista per Piazza Saffi, la sua posizione venne spostata al piazzale della Stazione, oggi noto come Piazzale Martiri d’Ungheria, per non appesantire il centro storico. L’25 agosto 1944, durante un bombardamento alleato, l’opera subì un destino tragico. Un errore di puntamento dei raid aerei ridusse la fontana in macerie, lasciando solo una parte superiore, una grande vasca, che venne poi relegata nei giardini della Rocca di Ravaldino.
Rinascita e innovazione
Il progetto di ricostruzione della fontana non si limiterà a ricreare ciò che era. Inserito nel percorso di “Rinascenza civile” del dossier, prevede un investimento di 200mila euro per affidare a un artista contemporaneo la realizzazione di una nuova fontana. Questa nuova opera intende ricollegare l’asse prospettico del viale, restituendo alla città un simbolo di identità e innovazione.
La proposta non è solo un intervento urbanistico, ma una risposta a un bisogno identitario. Si punta a trasformare un’area di transito in un luogo di rigenerazione culturale e sociale. Le parole del dossier parlano chiaro: “Un percorso che intreccia memoria e innovazione, restituendo alla vita cittadina luoghi condivisi e trasformando palazzi e aree urbane in cantieri di comunità.”
Un simbolo di speranza
La fontana di Viale della Libertà rappresenterà una nuova Forlì, desiderosa di riscoprire e celebrare la propria eredità storica. Questo progetto si inserisce in un contesto più ampio, che comprende il polo aerospaziale e la valorizzazione del patrimonio razionalista. La ricostruzione della fontana non vuole soltanto riparare una ferita, ma ambisce a rendere la città un modello europeo di gestione della memoria urbana.
Forlì non si limita a guardare indietro. La città si prepara a “toccare terra in profondità”, cercando di curare il passato attraverso la bellezza e l’arte. In un mondo in cui la memoria rischia di essere dimenticata, Forlì si propone come un faro di speranza e innovazione. La fontana non sarà solo un’opera d’arte, ma un simbolo di una comunità che si rialza, pronta a scrivere un nuovo capitolo della sua storia.

