“Disabilità e mobilità: la fermata di Capocolle diventa un caso di esclusione sociale”

“Disabilità e mobilità: la fermata di Capocolle diventa un caso di esclusione sociale”

Il consigliere regionale Marco Mastacchi, rappresentante di Rete Civica, solleva un episodio inquietante che affonda le radici in un sistema di trasporti inadeguato e discriminatorio. Un passeggero in carrozzina è stato costretto a scendere da un autobus a tre chilometri di distanza dalla propria destinazione, la fermata di Capocolle di Bertinoro, a causa di presunti divieti imposti dalla compagnia Start Romagna.

Mastacchi non si limita a raccontare la vicenda; presenta un atto ispettivo alla giunta regionale, chiedendo di indagare su una situazione che non solo viola il diritto alla mobilità, ma infrange i principi di inclusione sanciti dalla legge. Nonostante il bus fosse equipaggiato con un pianale ribassato e una pedana per l’accesso ai disabili, il conducente ha applicato una direttiva interna che impediva la salita e la discesa di disabili in quella fermata specifica.

“La libertà di movimento deve essere garantita a tutti”, afferma Mastacchi, esprimendo la sua indignazione per un episodio che rappresenta un attacco all’autonomia personale di chi vive con disabilità. I tre chilometri che un passeggero costretto a scendere prima di Capocolle deve affrontare possono rappresentare un vero e proprio calvario. Non si tratta solo di una questione logistica, ma di una violazione dei diritti umani, camuffata da normative aziendali.

### L’odissea della mobilità

Il 3 febbraio, sulla linea 92 che unisce Cesena e Forlì, si è consumato un episodio che rivela le lacune di un servizio pubblico incapace di garantire accessibilità universale. “Tre chilometri di asfalto possono trasformarsi in un’odissea insuperabile per chi è in carrozzina. È un’ingiustizia che non può essere tollerata”, prosegue Mastacchi, sottolineando come tali discriminazioni non rappresentino solo un disservizio, ma un vulnus ai diritti di cittadinanza. La mobilità è un diritto fondamentale, e la sua negazione colpisce direttamente l’inclusione sociale e la partecipazione attiva alla vita comunitaria.

La questione dell’accessibilità non riguarda solo l’aspetto fisico delle fermate, ma si estende a un obbligo morale e strutturale per chi gestisce servizi pubblici. La disparità nel trattamento dei passeggeri isola le persone e distrugge il patto di fiducia tra istituzioni e cittadini. L’interrogazione presentata da Mastacchi non è una semplice lamentela, ma una chiamata all’azione con richieste chiare e ineludibili: verificare l’esistenza di divieti aziendali, garantire la mobilità totale sulla linea 92, e controllare l’adeguatezza della fermata di Capocolle, con interventi strutturali necessari.

### La necessità di un cambiamento

Mastacchi non si ferma qui. La battaglia non è solo per una fermata, ma per un principio di vigilanza e responsabilità. “Se una fermata non è accessibile a ogni singolo cittadino, allora non può essere considerata una fermata pubblica”, dichiara con fermezza. Le scuse a posteriori non bastano: sono necessarie istruzioni operative chiare, controlli continui e, soprattutto, sanzioni per chi non rispetta le norme di accessibilità.

Il caso di Capocolle è emblematico di un problema più ampio che affligge il sistema dei trasporti pubblici italiani. La mancanza di un’adeguata attenzione verso le esigenze delle persone con disabilità non è solo una questione di logistica, ma una questione di dignità. È tempo che le istituzioni prendano sul serio la questione dell’accessibilità e garantiscano a tutti i cittadini il diritto di muoversi liberamente, senza barriere e senza discriminazioni.

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