Bologna è in lutto. L’Aula Magna di Santa Lucia, affollata e silenziosa, ha accolto l’ultimo saluto a Fabio Roversi Monaco, il rettore che ha tracciato un solco profondo nella storia dell’Alma Mater Studiorum. Un uomo che ha saputo trasformare un’istituzione storica in un gigante dell’istruzione globale, un visionario che ha ridefinito il concetto stesso di sapere e cultura. La comunità accademica, insieme a familiari e rappresentanti delle autorità civili, ha reso omaggio a una figura che ha segnato un’epoca.
Il rettore in carica, Giovanni Molari, ha aperto la cerimonia con parole cariche di rispetto e riconoscenza. Ha delineato il profilo di Roversi Monaco, evidenziando l’importanza della sua eredità: non solo edifici e aule, ma una visione chiara di università pubblica e autonoma. “Oggi è un giorno di ricordo, ma anche di impegno. Rendere omaggio al Rettore Roversi Monaco è un dovere, ma anche un atto personale di gratitudine”, ha dichiarato Molari, sottolineando la fiducia e il rispetto che il defunto rettore ha sempre riposto in lui e nella sua famiglia.
Un Visionario con un Futuro Globale
Roversi Monaco rimarrà per sempre legato alla storia dell’Alma Mater. Molari ha messo in risalto il suo talento nel fondere il radicamento locale con l’apertura verso orizzonti internazionali. Un obiettivo raggiunto con eventi significativi come la firma della Magna Charta Universitatum nel 1988 e la “Bologna Declaration” nel 1999, che ha posto le basi per l’armonizzazione dei titoli di studio in Europa. Un’eredità che non può essere dimenticata.
La ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, ha aggiunto il suo tributo a questo uomo straordinario. “Un gigante della cultura e delle istituzioni, un anticipatore del futuro”, ha affermato. Roversi Monaco non si è limitato a guidare l’Alma Mater, l’ha proiettata nel mondo. Ha reso l’università un bene comune, uno strumento di crescita per l’Italia intera. La sua capacità di unire la tradizione bolognese con l’innovazione europea è stata la sua forza, e oggi Bologna perde una guida, ma non la sua eredità.
Il “Padre Fondatore” dell’Università Moderna
Nel contesto romagnolo, Roversi Monaco ha avuto un impatto che va oltre l’ambito accademico. È considerato il “padre fondatore” dell’università moderna nella provincia, artefice della creazione del Multicampus. Questo modello organizzativo, senza eguali in Italia, ha permesso all’Alma Mater di espandersi verso Forlì, Cesena, Ravenna e Rimini, trasformando l’università in una risorsa strategica per la Romagna. Il suo operato ha garantito un legame profondo con il tessuto socio-economico locale, avviando un processo che oggi coinvolge migliaia di studenti e rende l’Ateneo un motore di sviluppo per l’intero distretto.
La cerimonia si è arricchita con gli interventi di giuristi e amici di Roversi Monaco, ognuno dei quali ha contribuito a comporre il ritratto di un uomo che ha saputo brillare in molteplici ambiti. Riconosciuto come esperto di Diritto costituzionale e amministrativo, ha presieduto istituzioni di rilievo come la Fondazione Carisbo e l’Istituto Treccani. La figlia, Maria Giulia Roversi Monaco, ha condiviso un ricordo toccante dell’uomo che si nascondeva dietro la figura pubblica, mettendo in luce la sua incessante curiosità e la sua visione proiettata verso il futuro. Il Festival della Scienza Medica, da lui ideato nel 2015, è solo uno dei frutti di una mente sempre in fermento.
La comunità bolognese si stringe attorno al ricordo di un gigante, consapevole che la sua eredità vivrà a lungo, continuando a ispirare le generazioni future. Fabio Roversi Monaco non è più tra noi, ma la sua impronta è indelebile.

