Domani, venerdì, Nadij Badr, 35 anni, si presenterà nuovamente davanti al giudice per un interrogatorio cruciale. Accusato di omicidio volontario aggravato per la morte di Khalid Ouqassou, 45 anni, il suo caso ha preso una piega inaspettata. L’episodio è avvenuto durante una lite all’interno della macelleria halal “Mzab” di via Ravegnana, dove entrambi i protagonisti della tragedia si trovavano in condizioni di fortuna. Badr, fino ad ora muto, potrebbe finalmente esporre la sua versione degli eventi.
Ferite e contesto
Badr porta sul volto le cicatrici di una colluttazione violenta. Un occhio tumefatto è solo uno dei segni che testimoniano un confronto acceso. Il suo legale, Marco Tampellini, si prepara a difenderlo, puntando a collocare l’accaduto in un contesto di legittima difesa o, almeno, di colpa. È fondamentale notare che, secondo le indagini, non ci sarebbero indizi di premeditazione né rancori tra i due, che si conoscevano da appena pochi giorni, legati solo dalla comune condizione di rifugiati.
Nessun segnale premonitore ha avvisato del tragico epilogo. Le indagini non hanno rivelato rivalità preesistenti; entrambi, marocchini, si erano rifugiati dietro il bancone della macelleria, un luogo di riparo temporaneo. Questo scenario di precarietà ha contribuito a creare un clima esplosivo, culminato in un litigio per motivi banali, come il volume di un telefonino.
La notte fatale
Nella notte tra il 6 e il 7 aprile, la situazione è degenerata. Un diverbio, iniziato per questioni futili, ha sfociato in violenza. Badr e Ouqassou si sono affrontati, e un coltello da macellaio, un’arma di 30 centimetri, ha fatto la sua drammatica comparsa. Nonostante entrambi abbiano riportato ferite, Khalid Ouqassou ha avuto la peggio. Le sue ferite, in particolare quella inflitta all’occhio sinistro, si sono rivelate fatali.
La condizione di entrambi i protagonisti, immigrati privi di permesso di soggiorno, rende la questione ancora più complessa. La macelleria, un’area commerciale, si è trasformata in un campo di battaglia, ignorato dai vicini e dalle autorità. Essi, ignari della presenza di Badr e Ouqassou, non hanno avvertito alcun segnale di allerta nei giorni precedenti.
Un testimone silenzioso
È stato Badr stesso a contattare i soccorsi, segnalando il cadavere del suo compagno. Gli agenti della Polizia sono intervenuti, trovando la saracinesca abbassata ma non chiusa. L’accesso forzato ha svelato un interno in preda al caos: macelleria sotto sequestro e la Polizia Scientifica impegnata a raccogliere prove. Le telecamere di sorveglianza, una all’ingresso e l’altra sulla cassa, potrebbero rivelarsi determinanti per chiarire la dinamica dell’omicidio.
Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile di Forlì sotto la direzione della pm Laura Brunelli e del procuratore capo Enrico Cieri, si concentrano anche sul titolare della macelleria. La sua decisione di ospitare immigrati senza regolare permesso in un ambiente commerciale solleva interrogativi sulla legalità della situazione. Il Comune di Forlì è attivamente impegnato nel monitoraggio delle residenze sovraffollate e degradate destinate agli immigrati, ma la macelleria in questione non aveva mai suscitato segnalazioni.
L’interrogatorio di domani rappresenta un momento decisivo. La possibilità che Badr fornisca la sua versione dei fatti potrebbe modificare il corso delle indagini e il suo stesso destino.

