La drammatica ricostruzione dell’omicidio di Pamela Genini si arricchisce di nuovi dettagli. Un 53enne, accusato di averla aggredita con 76 coltellate, avrebbe ottenuto un duplicato delle chiavi dell’appartamento in via Iglesias, a Milano. Una situazione che si è trasformata in un incubo, culminando in una violenza inaudita.
Le ultime ore di vita di Pamela
In aula, la tensione era palpabile. Marco Soncin, l’imputato, ha assistito impassibile alla proiezione di un video girato dalla body cam degli agenti delle Volanti, giunti in soccorso quella fatidica sera. Pamela, nei istanti precedenti all’aggressione, aveva tentato disperatamente di contattare l’ex fidanzato Francesco Dolci tramite WhatsApp, implorando aiuto: “Non so che fare, chiama la Polizia. È da denuncia… digli di non suonare”.
La testimonianza della funzionaria di polizia Serafina Di Vuolo ha gettato nuova luce sulla sequenza degli eventi. Alle 21:59 e 58 secondi, Pamela era ancora viva. Rispondendo al citofono, indicava la strada per il suo appartamento con una frase che ha fatto gelare il sangue: “Glovo, secondo piano”. Un chiaro segnale di pericolo, secondo gli investigatori.
“Quando noi stavamo entrando in casa, Soncin ci sbatteva la porta in faccia mentre Pamela moriva”, ha dichiarato Di Vuolo, lasciando trasparire l’orrore di una scena che nessun soccorritore dovrebbe mai vivere.
Il dramma degli agenti intervenuti
I primi soccorritori, ascoltati durante l’udienza, hanno raccontato l’angoscia di quel momento. Un giovane poliziotto, visibilmente scosso, ha descritto l’ingresso nell’abitazione avvenuto grazie all’aiuto di un vicino. “Ho sentito le urla di sofferenza della ragazza”, ha detto, interrompendosi in lacrime. Un grido di dolore che risuona ancora nell’aula di giustizia, un richiamo alla violenza che ha strappato una vita.
La Corte d’Assise, presieduta da Antonella Bertoja, ha dedicato l’udienza all’audizione dei testimoni dell’accusa. La pm Alessia Menegazzo e la procuratrice Letizia Mannella hanno presentato testimonianze di amici e familiari, cercando di delineare il quadro relazionale tra Pamela e Soncin, e il clima di tensione che ha preceduto il tragico evento.
Il legale di parte civile, Nicodemo Gentile, ha sottolineato l’importanza delle dichiarazioni raccolte, evidenziando come gli agenti abbiano confermato una “resistenza attiva” da parte di Soncin mentre Pamela lottava per la sua vita, ostacolando l’intervento dei soccorritori. Un atto di omertà che ha reso la situazione ancor più insostenibile.
La difesa, tuttavia, contesta l’accusa, sostenendo che Soncin avrebbe collaborato, aprendo la porta agli agenti. Gentile ha risposto con fermezza, affermando che le immagini mostrano chiaramente una forzatura sulla porta, smentendo la versione difensiva e gettando ulteriore ombra sull’atteggiamento dell’imputato.
Il processo continua
Il processo, che si svolge in un clima di crescente attenzione, proseguirà con l’esame di altri testimoni. La ricostruzione degli eventi e delle dinamiche relazionali tra i protagonisti della vicenda sarà cruciale per comprendere le circostanze che hanno portato a un atto tanto efferato. Ogni testimonianza, ogni dettaglio, si intrecciano in un dramma umano che chiede giustizia.

