Il Comune di Forlì ha deciso di dirottare i finanziamenti destinati alla Casa della Legalità, un bene confiscato per usura, verso un altro progetto, giustificando la scelta con questioni di sicurezza idraulica. Ma l’associazione Libera Emilia-Romagna non accetta questa spiegazione. La mancanza di una valutazione tecnica pubblica per la ristrutturazione dell’area della Casa della Legalità è allarmante e potrebbe condurre a un’inevitabile situazione di abbandono.
Recentemente, la delibera che sostituisce il progetto iniziale di gestione del bene confiscato in viale dell’Appennino è stata approvata. “Un’importante iniziativa che ha subìto un arresto a causa dell’alluvione del 2023, ma soprattutto a seguito di una decisione politica assunta senza il coinvolgimento della comunità”, dichiarano i rappresentanti di Libera. L’associazione, designata nel 2022 come gestore del bene, sottolinea come l’Amministrazione comunale abbia optato per il trasferimento dei 900.000 euro previsti, destinandoli a lavori presso l’Ex Atr, dove verranno realizzate strutture per eventi. La nuova delibera prevede che i lavori nel nuovo spazio siano completati entro dicembre 2026, un lasso di tempo che sembra incredibilmente breve, considerando l’importanza del progetto originario.
Libera ha messo in evidenza che l’area della Casa della Legalità è soggetta a esondazione, ma ciò non giustifica il dirottamento dei fondi. “Altri interventi sono stati portati avanti in zone vulnerabili all’alluvione, come il Ronco Lido. Si sarebbe potuto rivedere il progetto della Casa della Legalità, come promesso dopo l’alluvione, ma ad oggi non abbiamo ricevuto aggiornamenti”, affermano Sofia Nardacchione, Manuel Masini e Franco Ronconi.
La preoccupazione di Libera è palese. Dopo quasi tre anni dall’alluvione, il dirottamento dei fondi avviene senza un progetto alternativo per l’area della Casa della Legalità, che appare ora abbandonata. I membri dell’ATS, coinvolti nella rigenerazione della comunità, denunciano la mancanza di una valutazione tecnica pubblica e chiedono che le motivazioni dietro questa scelta siano rese chiare e condivise.
“Riteniamo fondamentale riutilizzare i beni confiscati a fini sociali. Un luogo che rappresenta la criminalità deve trasformarsi in uno spazio di comunità. Questa visione non può essere compromessa”, affermano i rappresentanti di Libera. La capacità di garantire il riutilizzo di beni confiscati come simbolo di una lotta alla criminalità è un segnale che le istituzioni non si arrendono, mirando a una rinascita comunitaria attraverso la valorizzazione di beni comuni.
In un contesto più ampio, Libera esprime preoccupazione per il nuovo progetto, che dovrà essere realizzato con tempistiche non convenzionali. Richiedono un monitoraggio rigoroso per evitare infiltrazioni criminali e mafiose, un rischio già verificatosi in numerosi casi a livello nazionale e locale. È essenziale che la comunità forlivese venga coinvolta nel processo e che vi sia trasparenza nei confronti dei cittadini. La richiesta di chiarezza e di un confronto con l’Amministrazione è urgente e necessaria, per evitare che un’opportunità di legalità e giustizia sociale venga definitivamente compromessa.

