L’abolizione del tempo pieno nei nidi comunali è un colpo duro per le famiglie. Cgil, Cisl e Uil esprimono una “forte preoccupazione” riguardo a questa decisione che entra in vigore dal prossimo anno scolastico. La tradizionale uscita alle 16, che fino ad oggi era un diritto garantito a tutti i bambini, sarà limitata. Il “numero chiuso” impone che solo l’80% dei piccoli possa usufruire del servizio pomeridiano in ogni struttura. Una misura che, secondo i sindacati, non può essere ignorata.
Il problema va oltre la semplice modifica di orari. Si tratta di una questione di rilevanza sociale che impatta direttamente sulla vita quotidiana delle famiglie. È inaccettabile che una decisione di tale portata non sia stata preceduta da un confronto con le organizzazioni sindacali. Cgil, Cisl e Uil chiedono un incontro urgente con l’Amministrazione comunale, sottolineando l’importanza di un dialogo aperto e trasparente, dove i diritti dei cittadini siano al centro della discussione.
Le organizzazioni sindacali affermano con fermezza che ogni cambiamento ai servizi educativi deve avvenire attraverso un processo di contrattazione sociale, garantendo così la partecipazione e la tutela dei diritti dei genitori e dei bambini. Si impegnano a monitorare la situazione per evitare che i servizi essenziali per la comunità vengano compromessi.
Dall’altro lato, l’assessora alle Politiche educative, Paola Casara, difende la scelta dell’Amministrazione. Secondo lei, non ci sono stati tagli ai servizi; si tratta di un approccio rinnovato e responsabile per rispondere a una realtà sociale in cambiamento. Casara mette in evidenza che il sistema attuale, così com’è strutturato, non soddisfa più le esigenze delle famiglie. Il modello attuale, rigido e standardizzato, non tiene conto delle necessità di flessibilità richieste dai genitori.
L’assessora parla di un cambiamento necessario, sottolineando che le famiglie hanno bisogno di un servizio “cucito su misura”, in grado di adattarsi ai loro diversi equilibri e situazioni. La co-programmazione avviata nel 2025 ha messo in luce queste esigenze, rivelando una domanda crescente per servizi più flessibili e compatibili con i ritmi di vita e lavoro dei genitori.
Per affrontare queste sfide, Casara annuncia un processo di revisione del modello organizzativo per i bambini da 0 a 3 anni. Questo processo richiederà tempo per l’analisi e la progettazione, e continuerà nei prossimi mesi con il coinvolgimento di commissioni competenti e consultazioni con le scuole e i nidi. È un impegno che necessita di risorse significative, ma che, secondo l’assessora, è essenziale per garantire un servizio di alta qualità.
In aggiunta, l’Amministrazione ha previsto misure compensative, come l’incremento di 9 posti aggiuntivi nei nidi convenzionati e nuove assunzioni di educatori e collaboratori educativi a tempo indeterminato. Queste azioni, sebbene costose, dimostrano un’attenzione concreta verso le necessità delle famiglie, con l’obiettivo di raggiungere un modello più flessibile e sostenibile.
Le dichiarazioni di Casara evidenziano un chiaro contrasto con le posizioni dei sindacati. Mentre le organizzazioni chiedono un dialogo e una maggiore trasparenza, l’assessora ribadisce che le decisioni sono state prese in un’ottica di responsabilità e sostenibilità. La tensione tra le parti è palpabile, e la questione dei nidi comunali rimane una battaglia aperta che coinvolge non solo le famiglie, ma l’intera comunità.

