L’Emilia Romagna si trova a fronteggiare una crisi sanitaria senza precedenti, con oltre 1.700 medici di base non assegnati. Questa situazione allarmante è stata messa in luce dall’ultimo report della Giunta Regionale, che delinea un quadro preoccupante per l’assistenza sanitaria di base in tutte le Ausl del territorio.
La provincia di Forlì-Cesena è tra le più colpite da questa carenza, con 140 posti vacanti che compromettono direttamente la qualità dell’assistenza primaria per i cittadini. I dati parlano chiaro: la necessità di medici di medicina generale è cresciuta in modo esponenziale, e le conseguenze si fanno sentire in ogni angolo del territorio.
La distribuzione dei posti vacanti non è omogenea. Modena si piazza al primo posto con 290 incarichi da coprire, seguita da Reggio Emilia con 207, Parma con 151, Bologna con 164 (escluse le zone di Imola) e, infine, Forlì-Cesena. Le altre province non se la cavano meglio: Piacenza ha 127 posti vacanti, Ravenna 122, Ferrara 110, Rimini 95 e l’area imolese 38. Numeri che evidenziano una crisi sistemica, non solo a Forlì, ma in tutta la regione.
Nel dettaglio, Forlì ha una domanda specifica per 41 nuovi medici, tra cui 37 destinati all’ambito comunale. Tuttavia, l’Ausl ha posto vincoli territoriali, cercando di garantire una copertura nelle zone più isolate come San Lorenzo in Noceto, Barisano, Cava e Carpinello. Le aree interne non restano indenne: l’area del basso Bidente ha bisogno di otto medici, mentre l’alta val Bidente richiede cinque professionisti. Le richieste si estendono anche a Predappio, Premilcuore, Meldola e la vallata del Tramazzo, rivelando un panorama desolante per chi vive lontano dai centri urbani.
I rappresentanti di Forza Italia, Valentina Castaldini e Pietro Vignali, non si nascondono dietro ai numeri. Sottolineano che la questione va oltre la mera assenza di medici; riguarda la distribuzione delle risorse e l’accesso all’assistenza. La mancanza di medici di base non è solo un problema logistico, ma affronta direttamente la rete di assistenza, fondamentale per garantire il supporto necessario a ogni cittadino.
Le conseguenze di questa crisi si ripercuotono in modo particolare sugli anziani e sulle persone più fragili, che rischiano di rimanere senza un medico di fiducia. Castaldini e Vignali mettono in guardia: le aree montane e rurali, già svantaggiate, potrebbero vedere un ulteriore aumento dello spopolamento e del degrado, se non si interviene rapidamente. La mancanza di una rete di assistenza territoriale adeguata non è solo una questione di salute, ma un problema sociale che potrebbe portare a una desertificazione umana e culturale.
L’appello alla Giunta Regionale è chiaro e urgente: è necessaria una ristrutturazione della sanità territoriale che ponga l’assistenza primaria al centro. Non basta concentrare i servizi in poche strutture; è fondamentale che l’assistenza sia capillare e accessibile a tutti.
In un contesto in cui la salute è un diritto, la crisi dei medici di base in Emilia Romagna rappresenta una sfida che non può essere ignorata. La salute dei cittadini è a rischio, e il silenzio non è più una risposta accettabile.

