È scomparso Livio Berruti, una delle icone più significative dell’atletica italiana. Lascia la moglie Silvia e una scia di ricordi indelebili. I funerali si svolgeranno in forma privata, un addio discreto per un uomo che ha segnato un’epoca.
Un campione torinese
Nato a Torino il 19 maggio 1939, Berruti ha intrapreso la sua avventura nell’atletica nel 1955, durante gli anni di liceo al Cavour. Inizialmente attratto dal tennis, i suoi successi nelle gare di velocità lo hanno indirizzato verso una carriera che lo avrebbe consacrato come uno dei più grandi atleti italiani. La sua vita è stata un susseguirsi di trionfi e sfide, ma il momento più glorioso è arrivato alle Olimpiadi di Roma del 1960.
Il 3 settembre di quell’anno, allo Stadio Olimpico, Berruti ha scritto una pagina di storia. In semifinale, ha corso i 200 metri in 20”5, eguagliando il record del mondo. Poche ore dopo, ha replicato lo stesso tempo in finale, conquistando l’oro olimpico e battendo l’americano Lester Carney e il francese Abdou Seye. Con questo trionfo, Berruti è diventato il primo velocista europeo a vincere l’oro nei 200 metri, un risultato che ha elevato il suo nome nell’olimpo dello sport.
Per la sua straordinaria performance, il Coni ha riconosciuto il suo talento con un premio di 800 mila lire, a cui si sono aggiunti altri 400 mila per il record mondiale, oltre a una Fiat 500, offerta dalla casa automobilistica di Torino. Un riconoscimento che, seppur economico, non può ripagare l’emozione di un’impresa storica.
Un atleta senza tempo
Quattro anni dopo, Berruti ha partecipato alle Olimpiadi di Tokyo nel 1964. In una corsia scomoda, la prima, ha chiuso al quinto posto con un tempo di 20”83, risultando ancora una volta il primo degli europei. La gara è stata vinta dall’americano Henry Carr, ma Berruti ha dimostrato che il suo talento non si era affievolito. La sua determinazione e il suo spirito competitivo hanno continuato a brillare, anche se la gloria del 1960 era un ricordo indelebile.
Oggi, il nome di Livio Berruti è scolpito nella Walk of Fame dello sport italiano, una celebrazione che il Coni ha istituito per onorare quegli atleti che hanno tracciato il cammino dello sport azzurro. Un riconoscimento meritato per chi ha saputo ispirare generazioni di giovani atleti e appassionati.
Con la sua morte, l’Italia perde non solo un grande atleta, ma un simbolo luminoso dell’atletica del Novecento. La sua figura rimarrà legata a quella magica notte romana del 1960, un momento che ha segnato non solo la sua carriera, ma l’intera storia dello sport italiano. La sua eredità vive e continuerà a ispirare chiunque sogni di correre verso il successo.

