Venerdì scorso, la sala parrocchiale “Stefano Garavini” di San Martino in Villafranca ha ospitato un incontro cruciale per il futuro dell’agricoltura e della salute. Organizzato da Coldiretti Forlì-Cesena in collaborazione con la Pro Loco San Martèn e l’associazione Dino Amadori, l’evento ha messo in luce l’importanza di un’alimentazione consapevole, radicata nelle produzioni locali.
Un’Iniziativa Concreta
L’incontro ha avuto inizio con un momento di convivialità, curato dall’Azienda Agricola Podere Bianchi, prima di dare spazio a un dibattito che ha visto la partecipazione di figure chiave del panorama locale, tra cui Alessandro Corsini, direttore di Coldiretti Forlì-Cesena, e Massimiliano Pantoli, biologo nutrizionista. Corsini ha aperto le danze, richiamando l’attenzione su questioni strategiche fondamentali. Tra queste, la battaglia per l’introduzione del codice doganale, considerato essenziale per garantire la trasparenza sull’origine dei prodotti. Una misura che si propone di difendere i consumatori da frodi e inganni.
Il direttore di Coldiretti non ha risparmiato critiche al progetto del Pai Po, che minaccia di sottrarre terreni agricoli fertili, generando conseguenze devastanti per l’economia locale e la qualità dei prodotti. Corsini ha rimarcato il valore del km0 e della filiera corta, affermando con fermezza: «Acquistare dal produttore significa conoscere ciò che si porta in tavola». Un appello alla responsabilità dei consumatori, che devono essere consapevoli dell’importanza di un cibo sano, tracciabile e locale.
Valorizzare il Territorio
Patrizia Carpi, presidente della Pro Loco San Martèn, ha portato la sua testimonianza sul valore delle manifestazioni locali, come “Pesche in festa”, che celebra uno dei frutti simbolo della Romagna, promuovendo al contempo un’alimentazione sana. Andrea Ferrini, vice presidente del Consorzio Agrario Adriatico e della Pro Loco, ha tracciato l’evoluzione dell’agricoltura nella regione, evidenziando la necessità di valorizzare i prodotti locali all’interno di un modello di sviluppo sostenibile. Ferrini ha denunciato la crescente diffusione di alimenti ultraprocessati, esortando a sostenere una filiera agricola che rispetti il territorio e la salute dei consumatori.
L’intervento di Massimiliano Pantoli ha posto l’accento sul legame imprescindibile tra qualità degli alimenti e salute. Pantoli ha richiamato i principi della Dieta Mediterranea, un modello di prevenzione efficace, sottolineando l’importanza di optare per prodotti freschi, stagionali e locali. La consapevolezza nelle scelte alimentari quotidiane emerge come una necessità imperativa, in un contesto in cui l’origine e le caratteristiche dei cibi devono essere sempre più conosciute e valorizzate.
L’Eredità di Dino Amadori
L’incontro ha rappresentato anche un tributo all’eredità del professor Dino Amadori, il cui lavoro pionieristico ha contribuito alla diffusione della cultura della prevenzione. Giovanni Amadori, figlio del professore e presidente dell’associazione che porta il suo nome, ha sottolineato l’importanza di stili di vita salutari e di un’alimentazione equilibrata. Un messaggio chiaro che si ricollega direttamente all’eredità scientifica lasciata dal padre, il fondatore dell’Istituto Oncologico Romagnolo e promotore dell’Istituto Romagnolo per lo Studio dei Tumori di Meldola. Gabriele Zelli ha ricordato le prime campagne di sensibilizzazione avviate nel 1974, che hanno avuto un ruolo cruciale nella creazione di una maggiore consapevolezza riguardo alla prevenzione oncologica nelle aree rurali.
Il confronto di venerdì ha rappresentato un passo importante verso la costruzione di una comunità più consapevole, dove agricoltura, salute e prevenzione si intrecciano in un unico, ineludibile percorso.

