Burani (Avs) contro il contenimento dei lupi: “È necessaria una maggiore tutela”

Burani (Avs) contro il contenimento dei lupi: “È necessaria una maggiore tutela”

La Regione Emilia-Romagna deve riconsiderare la propria strategia di gestione del lupo. Paolo Burani, consigliere di Alleanza Verdi e Sinistra, ha presentato un’interrogazione che mira a rafforzare la protezione di questa specie, richiedendo l’adozione del Protocollo sperimentale Ispra – Life Wild Wolf e una revisione delle misure di prevenzione sul territorio.

L’appello di Burani si colloca in un contesto di crescente allerta, dopo le affermazioni del ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, che ha sottolineato la necessità di limitare la diffusione del lupo, in particolare in aree densamente popolate. Le parole del ministro sono arrivate in un momento in cui la presenza di questi animali sta creando tensioni tra la popolazione. Situazioni come l’interruzione di voli all’aeroporto di Rimini, a causa della presenza di un branco di lupi, e gli avvistamenti nei pressi di abitazioni a Ducenta, frazione di Ravenna, stanno generando preoccupazione tra i cittadini e gli allevatori.

Burani non interpreta questi eventi come segni di sovrappopolamento. Secondo il consigliere, il Protocollo Ispra Life Wild Wolf, pubblicato a dicembre 2024, chiarisce che l’espansione del lupo in aree antropizzate è un fenomeno naturale, spesso incentivato da comportamenti umani scorretti, come la presenza di rifiuti e animali domestici lasciati incustoditi. La distinzione tra lupo abituato alla presenza umana, considerato non pericoloso, e lupo confidente, che si avvicina a meno di 30 metri dalle persone, è fondamentale per comprendere la questione.

Burani critica anche la recente decisione del Parlamento europeo di declassare il lupo da specie “rigorosamente protetta” a “protetta”. Questa scelta, a suo avviso, è infondata scientificamente e pericolosa per la conservazione della specie. Oltre 700 scienziati e diverse organizzazioni ambientaliste hanno già espresso il loro dissenso, segnalando il rischio di un indebolimento della tutela del lupo.

La mortalità dei lupi nel nostro Paese è già elevata, principalmente per cause legate all’attività umana, e l’Emilia-Romagna è tra le regioni con un numero significativo di ritrovamenti. Burani chiede pertanto alla giunta regionale di mantenere un modello di tutela che utilizzi strumenti di gestione selettivi solo quando strettamente necessari e supportati da evidenze scientifiche. È essenziale, secondo lui, che il governo si impegni formalmente a proteggere ulteriormente la specie, contrastando il declassamento europeo.

In questo contesto, la posizione di Burani si colloca all’interno di un dibattito più ampio, che vede il governo italiano orientato verso politiche di contenimento dei lupi. Lollobrigida ha recentemente annunciato l’intenzione di implementare un piano nazionale simile a quello adottato in Slovacchia, dove si cerca di bilanciare la presenza del lupo con la protezione delle altre specie. Strumenti come prelievi, trasferimenti e abbattimenti sono stati evocati come possibili soluzioni.

Il ministro ha difeso l’approccio del governo, sottolineando la necessità di affrontare le criticità legate all’allevamento di montagna e affermando che le decisioni saranno basate su criteri scientifici. La crescita della popolazione di lupi in Italia, da soli 100 esemplari nel 1990 a numeri attualmente considerati eccessivi, è stata presentata come un fattore di pressione sugli ecosistemi e sugli allevatori.

La questione della gestione del lupo solleva interrogativi cruciali sul futuro della fauna selvatica in Italia. La posizione di Burani, contraria a qualsiasi politica di contenimento, mette in evidenza una spaccatura tra chi difende la necessità di una protezione più forte per il lupo e chi sostiene l’urgenza di contenere la sua espansione. La battaglia è solo all’inizio.

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