Campobasso, mistero della ricina: indagini su una 19enne per la morte di madre e sorella

Campobasso, mistero della ricina: indagini su una 19enne per la morte di madre e sorella

La tragedia che ha colpito Campobasso si tinge di inquietudine. Antonella Di Vita e la sua quindicenne, Sara, sono decedute dopo un pasto in famiglia, mentre il marito Gianni è miracolosamente sopravvissuto. L’elemento che agita le acque è la presenza di Alice, la giovane di 19 anni, che non ha condiviso la cena del 23 dicembre e ora si trova nel mirino degli inquirenti.

Sequestro del cellulare e indagini serrate

Il cellulare di Alice è stato sequestrato dagli investigatori, un passo decisivo per chiarire la situazione. Nonostante la ragazza non risulti indagata, il dispositivo, acquisito il 13 aprile, contiene informazioni cruciali: cinque mesi di chat, email, conversazioni sui social e annotazioni sui pasti consumati in famiglia dal 22 al 25 dicembre. La ricerca di dati, come la cronologia web e i dettagli di geolocalizzazione, rappresenta una mossa strategica per ricostruire gli eventi di quei giorni fatali.

Martedì si procederà con la copia forense del cellulare, un’operazione considerata fondamentale per l’analisi del materiale digitale. Questo passaggio potrebbe rivelarsi decisivo, ma la tensione cresce, visto che le indagini si muovono in un terreno minato.

Esami tossicologici in attesa

Gli esiti definitivi degli esami condotti dal centro antiveleni di IRCCS Fondazione Maugeri di Pavia sono attesi con ansia. Solo la conferma della presenza di ricina nei corpi di Antonella e Sara, e nel padre Gianni, potrà dare una direzione chiara all’inchiesta. Gianni e la figlia sono stati ascoltati come persone informate sui fatti dalla squadra mobile di Campobasso. Le loro testimonianze, per ora, appaiono coerenti, ma l’ombra del sospetto resta.

Dopo il sequestro dell’abitazione familiare, Gianni e Alice vivono da alcuni mesi con una parente, mentre la cugina di Gianni, ex sindaco di Pietracatella e commercialista, è stata interrogata dagli investigatori. La ricerca di confidenze o elementi che possano illuminare il caso è incessante, ma il quadro si fa sempre più nebuloso.

La complessità della vicenda ha già costretto il medico legale a rinviare per ulteriori trenta giorni la consegna della perizia autoptica e tossicologica. Un rinvio che non fa altro che aumentare l’ansia e la pressione intorno al caso.

La cautela del legale

Sul fronte legale, il difensore della famiglia Di Vita ha chiesto prudenza. Le indagini si trovano ancora in una fase preliminare e l’avvocato sottolinea l’importanza di attendere riscontri scientifici prima di formulare qualsiasi accusa. La cautela è d’obbligo, ma il clima di incertezza avvolge ogni attore coinvolto. La comunità locale è in subbuglio e le domande si moltiplicano, mentre la ricerca della verità si intreccia con il dramma di una famiglia distrutta.

L’attenzione mediatica è palpabile e il mistero della ricina continua a serpeggiare nella mente di tutti. In un contesto così delicato, ogni dettaglio potrebbe fare la differenza, ma la verità sembra ancora lontana.

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