Il legale di Rocchi, l’avvocato Antonio D’Avirro, mette in discussione la solidità dell’impianto accusatorio. Le imputazioni, stando alle sue parole, risultano di difficile comprensione. “Si parla di un concorso di più persone, ma non vengono indicati i nomi di questi individui”, ha affermato con decisione. “Non ho mai visto un caso in cui non si faccia riferimento all’altro soggetto di un presunto accordo legato alla frode sportiva”.
Le accuse e l’assenza di dettagli
Le contestazioni riguardano un presunto accordo avvenuto il 2 aprile 2025 allo stadio San Siro, mirato a escludere l’arbitro Daniele Doveri da alcune partite dell’Inter nelle fasi decisive della stagione. Tuttavia, l’accusa rimane vaga, priva di indicazioni chiare sugli altri individui coinvolti nella faccenda. La difesa, pertanto, si trova a fronteggiare un’accusa che sembra più un castello di sabbia che una costruzione solida.
Il futuro di Rocchi è incerto. L’interrogatorio presso il pubblico ministero Maurizio Ascione è fissato per il 30 aprile. Qui, Rocchi avrà l’opzione di rispondere alle domande o di avvalersi della facoltà di non rispondere. “Stiamo valutando”, ha chiarito D’Avirro, evidenziando la confusione che circonda il quadro accusatorio. La mancanza di chiarezza sul contenuto delle accuse solleva interrogativi sulla legittimità del procedimento.
Nella stessa inchiesta è coinvolto anche il supervisore VAR Andrea Gervasoni. A lui è stato notificato un invito a comparire, ma il suo legale ha etichettato la convocazione come un “invito al buio”, ponendo l’accento sulla necessità di decidere se collaborare o meno con gli investigatori. La mancanza di informazioni specifiche non fa altro che alimentare la tensione in un contesto già carico di polemiche.
Le dichiarazioni del procuratore e la risposta dell’Inter
Il procuratore federale Giuseppe Chinè ha chiarito che, durante le verifiche, i testimoni hanno negato qualsiasi interferenza diretta sul VAR. Tuttavia, ha messo in guardia sul fatto che alcune motivazioni relative all’archiviazione di esposti precedenti non sono automaticamente disponibili, richiedendo una specifica richiesta di accesso agli atti. Questo aspetto evidenzia una possibile opacità nel procedimento, alimentando ulteriormente il dibattito pubblico.
In mezzo a questo caos, il presidente dell’Inter, Giuseppe Marotta, ha preso posizione, affermando di aver appreso della situazione tramite i media. “Non abbiamo arbitri graditi o non graditi. Siamo sempre stati corretti e lo siamo tuttora”, ha dichiarato, cercando di rassicurare i tifosi e l’opinione pubblica sulla trasparenza della società. La volontà di mantenere una linea di correttezza sembra essere un mantra per il club, ma le polemiche continuano a turbare le acque.
Un’indagine che non si ferma
L’indagine avanza, con la raccolta di atti, testimonianze e materiale video. Tuttavia, il nodo cruciale rimane la definizione precisa dei presunti soggetti coinvolti e la ricostruzione degli eventuali accordi contestati. La tensione tra accusa e difesa si intensifica, mentre il tempo stringe e le parti si preparano per un confronto che promette di essere infuocato.
In un contesto di crescente sfiducia, il caso Rocchi si trasforma in un campo di battaglia legale, con ogni mossa che potrebbe cambiare le sorti di un’intera stagione calcistica. La situazione è lontana dal risolversi e il clamore pubblico è destinato a crescere, alimentato da un’inchiesta che sembra uno scarabocchio su un foglio bianco, in attesa di certezze che tardano a arrivare.

