Controversia a Forlì: “Allora sono fascista”, la difesa dell’assessore Cicognani non convince

Controversia a Forlì: “Allora sono fascista”, la difesa dell’assessore Cicognani non convince

Un episodio inquietante è accaduto sabato mattina a Forlì, in una piazza blindata dalle forze dell’ordine, dove si sono fronteggiati gruppi di estrema destra e della sinistra radicale. Al centro della polemica, l’assessore al Bilancio Vittorio Cicognani, al quale è stata attribuita la frase provocatoria: “Allora sono fascista”. La dichiarazione, pronunciata in piazza Saffi, ha scatenato una tempesta politica, con le opposizioni che non hanno esitato a contestare l’assessore in Consiglio comunale.

**La versione di Cicognani**

In risposta alle accuse, Cicognani ha cercato di chiarire la sua posizione durante il question time, sostenendo di essere stato vittima di una provocazione. Ha raccontato di un incontro con un cittadino che, consegnandogli un volantino, lo avrebbe etichettato come “comunista” o “fascista”, a seconda della posizione politica. Di fronte a una simile affermazione, l’assessore ha risposto: “Allora sono fascista”, specificando che si trattava di una battuta e non di una dichiarazione seria. Nonostante le sue giustificazioni, Cicognani ha ricevuto il sostegno di Enrico Imolesi, segretario della Uil, che ha difeso la libertà di parola in contesti di conflitto politico.

**Le reazioni dell’opposizione e delle associazioni**

La capogruppo di Avs, Diana Scirri, ha riconosciuto che Cicognani non è un “fascista” ma ha sottolineato che il suo comportamento non è appropriato per un rappresentante istituzionale, anche in un contesto di piazza. Fabrizio Ragni, capogruppo di Fratelli d’Italia, ha lamentato l’impossibilità di allestire un proprio banchetto a causa della presenza dei manifestanti di sinistra, definiti “pericolosi” dalla Digos.

L’associazione di sinistra Forlì Città Aperta ha reagito con fermezza, accusando la classe politica di minimizzare l’accaduto. Secondo loro, l’interpretazione dell’assessore è sbagliata. Erano presenti in piazza per contestare un banchetto di Casa Pound, che promuoveva una proposta di legge sulla “remigrazione”, concetto che, secondo l’associazione, rappresenta l’istituzionalizzazione del razzismo. Hanno quindi organizzato un flashmob per informare i cittadini sul significato reale di questa proposta.

Forlì Città Aperta ha messo in discussione le affermazioni di Cicognani, affermando che durante il confronto, l’assessore non solo ha rinnovato l’auto-definizione di “fascista”, ma si è anche avvicinato a un cittadino con atteggiamenti considerati intimidatori. Inoltre, l’associazione ha criticato la richiesta dell’assessore di verificare se il cittadino avesse l’autorizzazione per la distribuzione di volantini, sottolineando come in un contesto pubblico non sia necessaria alcuna autorizzazione per tale attività.

Inoltre, la critica si è estesa a Ragni, evidenziando che non era a conoscenza della presenza del banchetto di Fratelli d’Italia e che non avevano ostacolato in alcun modo la sua realizzazione. Infine, Forlì Città Aperta ha chiesto le dimissioni di Cicognani, sottolineando che le vere minacce alla democrazia non sono da ricercare tra i gruppi antifascisti, ma altrove.

La situazione a Forlì si fa sempre più tesa, con le forze politiche che si scontrano in un clima di crescente polarizzazione. La frase dell’assessore ha acceso un dibattito che va ben oltre le parole, toccando questioni fondamentali come la libertà di espressione e il ruolo di una classe politica che sembra non voler affrontare la realtà dei fatti.

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