Il 25 gennaio, la cittadina lussemburghese di Dudelange diventa palcoscenico di un’importante giornata di studio dedicata alla memoria di Luigi Rech, primo italo-lussemburghese a ricoprire una carica politica e borgomastro della città dal 1985 al 1993. Un uomo che ha lasciato un segno indelebile nella comunità e che merita di essere ricordato. Ma non è solo la sua figura a emergere, bensì anche quella di Adele Garavini, il cui viaggio migratorio diventa un simbolo di una storia collettiva.
Adele Garavini, originaria di Casemurate, è la protagonista di una narrazione che unisce il passato e il presente. Paola Bezzi, docente di Lettere e autrice di “Destinazione sottosuolo”, presenta un racconto che si snoda tra le difficoltà e le speranze di una famiglia di migranti romagnoli. Un’opera che non è frutto di un singolo, ma il risultato di una ricerca collettiva, sostenuta da documenti storici, alberi genealogici e la collaborazione di esperti.
Il convegno, organizzato dall’Università di Lussemburgo in collaborazione con il Centro lussemburghese per la storia contemporanea e digitale, non si limita a commemorare Rech. Si propone di dare voce a storie di emigrazione, come quella di Adele e del marito Primo Pasini, che hanno affrontato un’odissea segnata dalla miseria e dalla lotta contro il fascismo. La Garavini, nata nel marzo 1876, rappresenta una figura di resilienza. La sua immagine, immortalata in una foto segnaletica con la scritta “antifascista Estero (Lussemburgo) – inscritta nella Rubrica di frontiera”, racconta di una dissidenza al femminile che ha attraversato epoche e confini.
Le ricerche di Bezzi, condotte tra archivi nazionali e locali, rivelano una verità scomoda. La storia di Adele non è isolata, ma si intreccia con quella di molti altri migranti, che hanno sperimentato la declassazione sociale durante la Grande depressione. I Garavini e i Pasini sono stati braccianti e lavoratori delle miniere, affrontando il dolore dell’emigrazione e la brutalità delle guerre. La loro vicenda si trasforma in una riflessione sulle ingiustizie e le sofferenze di intere generazioni.
L’intervento di Paola Bezzi, intitolato “Dallo zolfo di Romagna al ferro del Lussemburgo: itinerario migratorio di una famiglia italiana nell’epoca industriale”, promette di illuminare i destini dei figli di Adele e Primo. Rosa, Seconda, Andrea, Giulia e Augusta, protagonisti di una storia di sacrifici e speranze, diventano un tassello fondamentale per comprendere il fenomeno dell’emigrazione italiana tra Otto e Novecento.
Adele Garavini non è solo una figura storica; è il simbolo di una lotta silenziosa, di un contributo fondamentale alla costruzione dell’Europa contemporanea. La professoressa Maria Luisa Caldognetto, attraverso i suoi studi, ha sottolineato come nel sottosuolo, prima ancora dell’Unione Europea, i confini fossero irrilevanti. Un’affermazione che invita a riflettere sull’identità europea, costruita anche sulle spalle di chi ha affrontato l’ignoto.
La giornata di studio a Dudelange non è un semplice tributo al passato, ma un invito a riconoscere il valore di storie come quella di Adele Garavini. La sua odissea, ricostruita grazie all’impegno di studiosi e associazioni, rappresenta una testimonianza potente di resistenza e speranza, che merita di essere conosciuta e condivisa.

