Dieci anni di omicidio stradale: una legge ancora in cantiere

Dieci anni di omicidio stradale: una legge ancora in cantiere

Dieci anni fa, il Codice penale italiano si arricchiva di una norma fondamentale, il reato di omicidio stradale. A Palazzo Medici Riccardi, è stato presentato un libro che ripercorre la lotta che ha preceduto l’approvazione di questa legge imprescindibile. “La legge che non voleva nascere. Dieci anni di omicidio stradale: una battaglia di civiltà” è l’opera curata da Stefano Guarnieri e Giordano Biserni, con la prefazione del senatore Matteo Renzi, ex presidente del Consiglio all’epoca dell’approvazione.

Il dolore di una famiglia che ha sconvolto le coscienze

La mobilitazione che ha portato alla creazione di questa legge trae origine dalla tragica morte di Lorenzo Guarnieri, un diciassettenne investito nel 2010 a Firenze da un conducente ubriaco e sotto l’effetto di droghe. La sua scomparsa ha dato vita all’impegno della famiglia Guarnieri e della fondazione a lui dedicata, divenuta un faro per le iniziative a favore della sicurezza stradale. Da un dolore incommensurabile è scaturita una lotta che ha coinvolto migliaia di persone, culminata con la raccolta di oltre 85mila firme a sostegno della norma.

Il decimo anniversario di questa legge, che avverrà il prossimo 25 marzo, è l’occasione per riflettere sull’impatto della norma. Il volume, edito da Giunti e promosso dalla Fondazione Lorenzo Guarnieri, espone dati e testimonianze che delineano un percorso complesso, mettendo in evidenza i successi ottenuti e le sfide ancora da affrontare.

Il cambiamento è possibile, ma non scontato

Durante la presentazione, Matteo Renzi ha sottolineato come questa legge rappresenti non solo un cambiamento giuridico, ma un vero e proprio mutamento culturale. La responsabilità di chi guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti non può più essere considerata un semplice errore. La norma ha imposto un cambio di mentalità, ma la strada è ancora lunga. Renzi ha messo in guardia sulla necessità di fortificare le politiche per la sicurezza stradale, suggerendo che la risposta deve essere scientifica, non emotiva. Un appello chiaro: serve educazione, soprattutto nelle scuole, e un dialogo costante con le famiglie delle vittime.

Giordano Biserni, presidente dell’Associazione Sostenitori ed Amici della Polizia Stradale (Asaps), ha evidenziato che la legge ha incontrato molteplici difficoltà nella sua attuazione. Nonostante i progressi, troppi cittadini ignorano le nuove norme e le conseguenze delle pene per omicidio stradale, definite finalmente più adeguate. È indispensabile un’azione concertata per garantire una maggiore informazione e una rete di controlli efficace. I dati parlano chiaro: nel 2023, fino alla prima settimana di marzo, 86 pedoni e 33 ciclisti hanno perso la vita sulle strade italiane. Un numero che, sebbene inferiore rispetto al passato, è ancora inaccettabile.

Un impegno che deve continuare

Stefano Guarnieri, presidente della Fondazione che porta il suo nome, ha ricordato l’importanza di riconoscere i progressi fatti, anche se lenti. L’obiettivo di zero vittime sulle strade è un sogno che richiede un impegno costante da parte della politica. La sindaca di Firenze, Sara Funaro, ha messo in luce l’importante lavoro delle associazioni e delle istituzioni per ridurre gli incidenti mortali, sottolineando la necessità di continuare a lavorare verso un futuro di maggiore sicurezza stradale.

Il libro, che raccoglie anche il contributo di esperti del settore, sarà disponibile dal 19 marzo nei principali store online e in libreria. È un invito a riflettere, a non abbassare la guardia, a non dimenticare le vite spezzate. La battaglia per la sicurezza stradale non è finita.

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