Due uomini di nazionalità pachistana sono stati arrestati a seguito dell’incendio mortale che ha devastato un minivan ad Amendolara. La Squadra Mobile di Cosenza ha agito con determinazione, avvalendosi delle immagini delle telecamere di sorveglianza di un distributore di carburante, dove il veicolo è stato rinvenuto in fiamme. Gli arrestati sono stati rintracciati a Villapiana e subito interrogati in Questura. Le prove raccolte hanno portato al decreto di fermo, innescando un’indagine che si preannuncia complessa e intrisa di dettagli inquietanti.
Le prove video e la dinamica dell’incendio
Le immagini del sistema di videosorveglianza hanno svelato una sequenza agghiacciante. Due individui sono stati ripresi mentre tentano di chiudere dall’esterno le portiere del minivan. È in quel momento che, attraverso il portellone posteriore, una sostanza infiammabile viene introdotta all’interno del veicolo. Poco dopo, una fiammata segna l’inizio di una tragedia senza precedenti, mentre i due sospettati fuggono dalla scena. Questo scenario ha alimentato l’ipotesi investigativa secondo cui l’incendio non sia frutto del caso, ma piuttosto il risultato di un’azione deliberata e premeditata.
Il procuratore di Castrovillari, Alessandro D’Alessio, non ha usato mezzi termini. Ha dichiarato che i due arrestati sono “gravemente indiziati” di omicidio plurimo. Le indagini continuano a ritmo serrato, con l’obiettivo di ricostruire ogni singolo dettaglio e chiarire eventuali ulteriori responsabilità in un contesto già intriso di tensioni e sfruttamento.
La testimonianza del sopravvissuto e le accuse di sfruttamento
L’unico scampato alla tragedia, un bracciante afghano, ha fornito una testimonianza cruciale. Ha raccontato agli investigatori che l’episodio si sarebbe originato da una lite riguardante il pagamento del trasporto. Secondo il suo racconto, i due uomini avrebbero cosparso l’interno del minivan di benzina, accendendo poi il fuoco in un gesto di violenza inaccettabile. L’uomo, pur essendo rimasto gravemente ustionato, è riuscito a salvarsi e a denunciare le condizioni di sfruttamento in cui versava insieme agli altri braccianti.
La sua denuncia non si ferma qui. Ha parlato di un clima di intimidazione, di minacce subite da lui e dai suoi compagni di lavoro, costretti a prestare la loro manodopera senza ricevere il compenso stabilito. Le vittime di questo orrendo crimine sono identificabili come cittadini pachistani e afghani, sfruttati come braccianti agricoli nella zona. La questione si fa sempre più complessa, e gli inquirenti non escludono la presenza di una rete di sfruttamento della manodopera straniera.
Verso nuovi sviluppi e maggiore chiarezza
Nelle prossime ore, la Procura di Castrovillari si prepara a tenere una conferenza stampa per fare il punto della situazione sull’inchiesta e sui suoi sviluppi. La comunità attende risposte, ma la verità potrebbe rivelarsi più disturbante di quanto già non si immagini. La strage nel minivan di Amendolara segna un capitolo inquietante nella lotta contro lo sfruttamento e la violenza, con un’eco che risuona ben oltre i confini locali. La giustizia deve fare il suo corso, e ogni dettaglio emerso è un passo verso la verità, che non può essere ignorata.

