Andrea Gervasoni, figura centrale nel controverso caso legato al VAR, ha trascorso quattro ore in Procura a Milano. Al termine dell’interrogatorio, il suo messaggio è chiaro: “Ho dato tutte le risposte che dovevo”. L’ex arbitro ribadisce la sua totale disponibilità a collaborare con le autorità, ma le ombre sul suo operato sono lungi dall’essere dissipate.
Il caso Salernitana–Modena e le accuse di irregolarità
Nel mirino degli inquirenti c’è il match di Serie B tra Salernitana e Modena, un incontro che ha fatto discutere per la revoca di un rigore inizialmente concesso agli emiliani, decisione modificata successivamente grazie all’intervento della sala VAR. La difesa di Gervasoni, affidata all’avvocato Michele Ducci, si aggrappa a un elemento fondamentale: l’ex arbitro non era presente nella sala VAR al momento dell’episodio contestato, in quanto impegnato come supervisore VAR per una partita di Serie A in un’altra sede.
Il legale di Gervasoni ha sottolineato: “Non ha interferito in alcun modo. Era in una palazzina differente rispetto alla sala VAR della Serie B”. La strategia difensiva si basa su questa separazione fisica e temporale, ma le domande sul suo coinvolgimento e sulle responsabilità restano in sospeso.
La questione dell’audio mancante
Tra gli elementi che preoccupano gli inquirenti c’è la registrazione audio della sala VAR riguardante il match Inter–Roma del 2025. Secondo fonti vicine all’indagine, mancherebbero tra i 50 e i 60 secondi rispetto all’audio originale. A questo proposito, Gervasoni ha escluso categoricamente ogni irregolarità: “La manomissione dell’audio la escludo al 100%”. Il suo atteggiamento è quello di chi vuole dimostrare la propria innocenza, ma le circostanze non giocano a favore di un clima di serenità.
Gervasoni ha affermato di aver fornito tutte le spiegazioni richieste dagli inquirenti e ora attende gli sviluppi dell’indagine. Ma è chiaro che la fiducia nel sistema VAR è stata scossa e le conseguenze potrebbero essere pesanti.
Il rifiuto di Rocchi e la continuità dell’inchiesta
A far eco all’interrogatorio di Gervasoni, la mancanza di Gianluca Rocchi, ex designatore arbitrale, che ha scelto di non presentarsi all’audizione. La sua difesa ha comunicato che non era opportuno rispondere “al buio”, in assenza di un quadro completo degli atti. Questa scelta non fa altro che aumentare le speculazioni su ciò che sta realmente accadendo dietro le quinte del calcio italiano.
L’inchiesta, sotto la direzione della Procura di Milano guidata da Marcello Viola, sta cercando di fare chiarezza sulle responsabilità legate alla gestione degli episodi arbitrali controversi e sulla catena decisionale del sistema VAR. Gli investigatori stanno analizzando documentazione tecnica, registrazioni audio e procedure interne relative alle partite sotto esame. Le posizioni degli indagati rimangono aperte e in fase di approfondimento.
In un contesto in cui la trasparenza e la giustizia sono fondamentali, il caso Gervasoni non può passare inosservato. Il mondo del calcio italiano è chiamato a rispondere a interrogativi urgenti e le autorità sono sotto pressione per fornire risposte concrete.

