La Corte d’Appello di Bologna ha reso nota la sua decisione definitiva: Stefano Molducci e la badante del padre, Elena Vasi Susma, sono stati assolti dall’accusa di omicidio volontario per la morte di Danilo Molducci. L’udienza si è conclusa con la conferma della sentenza di primo grado, che già nel 2022 aveva escluso ogni responsabilità penale nei confronti dei due imputati.
La morte del medico di Campiano, avvenuta il 28 maggio 2021 all’età di 67 anni, è stata attribuita a patologie pregresse. I giudici hanno stabilito che il decesso non è stato causato da un intervento doloso, ma da complicazioni legate a condizioni mediche preesistenti, tra cui uno shock cardiogeno e un edema polmonare acuto. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni, ma già si delineano chiaramente i contorni di una vicenda complessa.
L’assoluzione di entrambi gli imputati era già stata decisa in primo grado dalla Corte d’Assise di Ravenna, la quale aveva analizzato a fondo la situazione clinica del medico. La lunga storia di assunzione di benzodiazepine e amlodipina da parte di Danilo Molducci ha escluso l’ipotesi di avvelenamento. Le evidenze raccolte hanno dimostrato che il medico assumeva questi farmaci in modo volontario e regolare, nonostante gli rischi associati.
La Corte ha anche smontato il presunto movente economico, ritenuto infondato. Stefano Molducci è stato riconosciuto come un gestore trasparente del patrimonio paterno, senza alcuna appropriazione indebita. La mancanza di prove solide riguardo a un possibile movente ha portato i giudici a escludere ogni possibilità di un intervento intenzionale da parte del figlio o della badante.
La Procura di Ravenna, rappresentata dal pubblico ministero Angela Scorza, aveva inizialmente chiesto una condanna all’ergastolo per Stefano Molducci, mentre per la badante la richiesta di assoluzione è stata successivamente modificata. La decisione della Corte d’Appello, giunta dopo una breve camera di consiglio, ha confermato la linea difensiva e ha sancito l’innocenza di entrambi.
La vicenda ha sollevato interrogativi e discussioni nella comunità, ma la sentenza definitiva chiarisce che non ci sono stati atti dolosi. La Procura ora deve decidere se presentare ricorso in Cassazione, ma la strada si fa sempre più in salita. Non c’è dubbio che la conclusione di questo processo avrà ripercussioni significative, non solo per gli imputati, ma anche per un’intera comunità che ha vissuto con angoscia le implicazioni di un caso così delicato.
In un contesto dove le ombre di un’accusa di omicidio si sono addensate su due persone innocenti, il verdetto della Corte d’Appello rappresenta un passo decisivo verso la verità. L’attenzione ora si sposta sulle motivazioni che seguiranno, ma il messaggio è chiaro: la giustizia ha fatto il suo corso, respingendo con fermezza le accuse infondate.

