Un’operazione di vasta portata ha fatto tremare le basi del narcotraffico in Lombardia e nel Nord Italia. L’indagine, denominata “King George”, ha portato all’arresto di 16 individui, smantellando una rete criminale ben organizzata e attiva su più fronti.
Le origini dell’inchiesta
Le indagini sono scattate a Latisana, in provincia di Udine, dopo il fermo di due corrieri e il sequestro di due chilogrammi di marijuana. Da quel momento, gli inquirenti hanno tracciato un percorso che ha rivelato l’esistenza di un’organizzazione criminale strutturata, composta principalmente da cittadini albanesi, operante in diverse province del Nord Italia. Il modus operandi del gruppo era caratterizzato da una gerarchia ben definita e da un sistema operativo estremamente flessibile, in grado di adattarsi rapidamente alle circostanze.
Per eludere le intercettazioni, utilizzavano piattaforme di comunicazione criptate, cambiavano frequentemente telefoni e schede SIM, e sostituivano i veicoli usati per le consegne. Un vero e proprio laboratorio del crimine, dove ogni dettaglio era pensato per rendere difficile il lavoro delle forze dell’ordine.
Rotte del narcotraffico e modalità operative
La droga proveniva principalmente dalle rotte balcaniche, frutto di collegamenti consolidati tra gruppi criminali italiani e organizzazioni albanesi. Tra le scoperte più significative, una serra per la coltivazione di marijuana è stata individuata in una campagna della provincia di Pavia. Una volta che la sostanza stupefacente varcava il confine italiano, veniva stoccata in appartamenti e garage intestati a prestanome privi di precedenti penali.
La redistribuzione avveniva nelle principali piazze di spaccio lombarde e in località turistiche del Nord Italia. Per la distribuzione, l’organizzazione ricorreva a corrieri appositamente reclutati e a soggetti addetti al confezionamento delle dosi. Tra questi, giovani albanesi incensurati venivano impiegati per brevi periodi, sostituiti ciclicamente per evitare di attirare l’attenzione.
Nel corso delle operazioni, sono stati sequestrati 70,5 chili di marijuana e 21 chili di cocaina, insieme a una pistola con matricola abrasa e munizioni. Un’auto modificata per il trasporto della droga è stata rinvenuta, confermando la capacità del gruppo di adattarsi e dotarsi di mezzi adeguati per le proprie attività illecite.
Il colpo finale
Le operazioni hanno portato all’arresto di sette persone in flagranza di reato, mentre il giudice per le indagini preliminari ha emesso ulteriori otto misure cautelari in carcere. Le forze dell’ordine hanno effettuato 33 perquisizioni nei confronti degli indagati, accusati di reati che spaziano dall’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti fino al riciclaggio e alla detenzione di armi clandestine.
Parallelamente, il Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Trieste ha ricostruito i patrimoni degli indagati, identificando proventi illeciti per circa 1,1 milioni di euro. Su disposizione della Procura di Milano, è stato avviato un sequestro preventivo che ha coinvolto immobili, veicoli, denaro, gioielli e conti correnti. Durante le perquisizioni, è stata arrestata un’ulteriore persona per detenzione di armi clandestine, con sequestri aggiuntivi di sostanze stupefacenti, armi bianche, orologi di lusso e contante in valuta italiana e estera.
La lotta contro il narcotraffico prosegue, ma l’operazione “King George” ha dimostrato che le forze dell’ordine non si fermano di fronte a un’organizzazione così ben radicata e strutturata.

