Luca Bartolini, assessore alla Sicurezza del Comune di Forlì, ha lanciato un grido d’allerta. La microcriminalità giovanile e la crescente presenza delle baby gang nel quartiere Cava non sono più sostenibili. L’approccio dell’inclusione sociale, secondo Bartolini, si è dimostrato un fallimento. Le bande di giovani, definite “veri e propri delinquenti”, sembrano non avere alcun rispetto per la legge e per la comunità che li circonda. La responsabilità, sostiene l’assessore, ricade in buona parte sulle famiglie, che devono essere chiamate a rispondere delle azioni dei loro figli.
Le politiche di inclusione, tanto decantate, si sono tradotte in “fallimenti annunciati”. Bartolini non ha peli sulla lingua nel rispondere a un question time del Partito Democratico, evidenziando una duplice visione sulla questione: da un lato, la sua posizione è chiara e netta: una repressione severa è l’unica via percorribile. Dall’altro, i rappresentanti del PD si concentrano su temi come il disagio giovanile e le politiche di integrazione, senza capire che la realtà richiede un intervento deciso e immediato.
Il nuovo decreto Sicurezza potrebbe offrire un supporto fondamentale alla lotta contro la criminalità giovanile. Tra le misure proposte si prevede la responsabilizzazione delle famiglie e l’estensione del daspo urbano anche ai minori in determinate situazioni. Bartolini ha anche fatto riferimento all’istituzione del controllo di vicinato, una misura che potrebbe contribuire a ripristinare un senso di sicurezza nei quartieri colpiti.
In città, le bande di giovanissimi non provengono solo da Forlì, ma anche da comuni limitrofi, amplificando il problema. La strategia di Bartolini è chiara: punire con fermezza per far capire che non si può agire impunemente. Ma la risposta del PD è altrettanto ferma. Elisa Massa, rappresentante del partito, ha messo in luce come il “pugno di ferro” non stia dando i risultati sperati. Vandalismi, danneggiamenti e spaccio al parco sono all’ordine del giorno nel quartiere Cava. La presenza di educatori di strada, secondo Massa, non ha prodotto effetti significativi e i residenti si trovano a vivere in una situazione di grave insicurezza.
La sensazione è che la comunità non possa più tollerare questo stato di cose. La proposta di unire tutte le agenzie educative, come avvenne negli anni ’70 e ’80 per combattere l’eroina, è un’idea che sta guadagnando terreno. Ma da sola, non basta. Serve un intervento forte e deciso, non solo a parole, ma anche nei fatti. La sicurezza non può essere solo un tema di discussione, ma deve diventare una priorità per chi amministra la città.
Con l’aggiunta di 50 telecamere alle 700 già presenti, Forlì si conferma un’avanguardia in Romagna in termini di videosorveglianza. Ma la tecnologia da sola non risolve i problemi. L’assessore Bartolini ha sottolineato che senza un atteggiamento di responsabilità da parte delle famiglie, le bande di giovani continueranno a agire come se nulla fosse, perpetuando un ciclo di violenza e illegalità.
La situazione è critica, e il tempo per agire è limitato. La comunità attende risposte concrete e azioni decisive, non semplici proclami o proposte di inclusione che si traducono in un nulla di fatto. La politica deve affrontare la realtà con coraggio, senza nascondersi dietro a facili illusioni di integrazione.

