MILANO – È ufficiale: l’autista del tram e Atm non hanno alcuna responsabilità nel drammatico incidente del 27 febbraio in viale Vittorio Veneto, Milano. Un evento che ha causato la morte di due persone e il ferimento di oltre 50 passeggeri. Questo è quanto emerso dalla relazione medico-legale presentata dai consulenti della difesa del tranviere Pietro Montemurro, 60 anni, attualmente indagato per disastro ferroviario, omicidio e lesioni colpose.
Il documento, datato e firmato dai medici Andrea Alfonso Finzi e Massimo Levratti, è stato depositato nell’ambito di un’inchiesta condotta dalle pm Elisa Calanducci e Corinna Carrara. I risultati sono chiari: l’incidente sarebbe stato causato da una sindrome vaso-vagale acuta, che ha portato a una perdita di coscienza improvvisa e non prevedibile. Secondo i periti, non si può attribuire alcuna condotta negligente o imprudente al conducente.
La ricostruzione del fatto
La consulenza si fonda su referti medici raccolti immediatamente dopo l’incidente e su ulteriori esami clinici effettuati sul tranviere. Il report del pronto soccorso ha diagnosticato una sincope vasovagale, oltre a un trauma all’alluce del piede sinistro, riportato dal conducente mentre aiutava una persona in carrozzina a salire sul tram.
I medici della difesa hanno esaminato diversi fattori scatenanti per la perdita di coscienza. In particolare, si fa riferimento a una procedura odontoiatrica svolta la mattina stessa, al digiuno prolungato, a un malessere preesistente e al trauma al piede avvenuto poco prima dell’evento. Secondo la loro analisi, la sincope avrebbe indotto Montemurro a mantenere involontariamente la presa sulla leva di comando, causando un’accelerazione improvvisa del tram e impedendo l’attivazione del sistema di sicurezza noto come “uomo morto”.
Assoluzione per Atm
La posizione di Atm è stata esaminata nella consulenza, che esclude ogni profilo di responsabilità per l’azienda. Montemurro, si apprende, aveva già sperimentato in passato tre episodi di sindrome vaso-vagale, ma in nessun caso collegati all’attività lavorativa o alla guida. I medici sostengono che, in assenza di caratteristiche peculiari o di episodi ricorrenti, tali precedenti non avrebbero dovuto sollevare allerta in merito all’idoneità del conducente.
La relazione, quindi, non evidenzia alcuna responsabilità né per Atm né per gli organismi preposti alla certificazione dell’idoneità lavorativa di Montemurro. La dinamica dell’incidente, con il tram che ha superato una fermata senza attivare lo scambio e successivamente si è schiantato contro un edificio all’incrocio con via Lazzaretto, non sembra essere attribuibile a fattori esterni.
Proseguono le indagini
La documentazione dei consulenti della difesa ora è parte integrante dell’inchiesta condotta dalla Procura di Milano, che dovrà valutare il quadro complessivo e decidere se procedere con l’archiviazione del caso o con ulteriori approfondimenti. È importante sottolineare che questa consulenza rappresenta una valutazione di parte e non un accertamento definitivo sulle responsabilità legate all’incidente. Sarà l’autorità giudiziaria a stabilire la verità, una volta concluse le indagini.
In un contesto già segnato da polemiche e angoscia, l’assoluzione dell’autista e di Atm solleva interrogativi su responsabilità e sicurezza nel trasporto pubblico. Gli eventi del 27 febbraio rimangono un capitolo oscuro, in attesa di una risoluzione che possa placare le ferite di una città colpita da una tragedia immane.

