La furia del maltempo ha colpito una delle opere artistiche più significative di Predappio. Una ceramica storica, frutto dell’estro di Benito Partisani, noto come Mastro Lupo, ha subito danni considerevoli in seguito a un violento temporale. La piastrella, che risale agli anni Cinquanta, rappresenta una parte fondamentale del patrimonio culturale locale, ornando l’ingresso della tabaccheria centrale, situata all’incrocio tra viale Matteotti e via Mazzini.
Un’opera d’arte unica, composta da sei piastrelle, rappresenta il ciclo del tabacco: dalla coltivazione alla lavorazione, fino al suo utilizzo finale. Mastro Lupo, con la sua abilità, ha creato una composizione che si distingue non solo per il soggetto, ma anche per la tecnica utilizzata, ispirata alle opere di Paul Klee. Elementi decorativi e zone dipinte con freschi ed incisioni arricchiscono la ceramica, rendendola un vero e proprio capolavoro. Due delle piastrelle, realizzate a mano su terracotta maiolicata, si caratterizzano per i loro profili in laterizio industriale, decorati con maestria.
La tempesta dell’agosto scorso ha fatto cadere una delle piastrelle, riducendola in frantumi. Ma gli appassionati e i gestori della tabaccheria non si sono scoraggiati. Grazie al loro impegno, i pezzi recuperati sono stati conservati con cura, permettendo un restauro meticoloso. La nipote di Mastro Lupo, Monica Partisani, ha preso in mano il progetto, affiancata da Gherardo Chiadini, ex allievo dell’artista, e dallo scultore Massimo Sassi.
Il restauro ha richiesto un’attenzione particolare. Massimo Sassi ha spiegato che, nel trattamento di reperti antichi, si utilizza solitamente gesso scagliola ventilata per le integrazioni. Tuttavia, nel caso della piastrella danneggiata, il gesso non avrebbe garantito la necessaria resistenza alle intemperie. Ecco perché Sassi ha optato per una resina bicomponente, normalmente utilizzata per il restauro di marmi. Questa scelta ha permesso di ottenere un legame solido fra i frammenti, grazie anche all’uso di una rete in fibra di vetro per rinforzare l’assemblaggio.
Per ripristinare il colore originale, sono state utilizzate vernici sintetiche, riconosciute per la loro durabilità e resistenza agli agenti atmosferici. La maestria di Mastro Lupo, che aveva già integrato la ceramica con tecniche di affresco e graffito, ha permesso di mantenere nel tempo la freschezza dei colori e l’integrità dell’opera. Le piastrelle, sebbene apparenti omogenee, presentano metodi di lavorazione distintivi, con alcune dipinte a terzo fuoco su supporti industriali.
Il processo di restauro non si è limitato alla semplice ricollocazione della piastrella. Prima di reinserirla, è stata rimossa la vecchia malta cementizia per creare uno spazio adeguato ad accogliere la nuova colla, evitando di alterare lo spessore originale. La piastrella è stata così riposizionata con precisione, restituendo alla comunità non solo un pezzo di storia, ma un simbolo di resilienza e passione per l’arte.
La rinascita di questa ceramica non è solo una questione estetica, ma un richiamo alla memoria collettiva di un territorio che continua a valorizzare il suo patrimonio culturale. La storia di Mastro Lupo vive e si rinnova, grazie all’impegno di chi crede nell’importanza delle proprie radici.

