Scuole chiuse per le elezioni? È tempo di cambiare rotta.

Scuole chiuse per le elezioni? È tempo di cambiare rotta.

Ogni volta che si avvicinano le elezioni, Forlì e gran parte d’Italia si trovano di fronte a un paradosso insostenibile: per celebrare la democrazia, si sacrifica il diritto fondamentale all’istruzione. Edoardo Russo, co-fondatore di Officina delle idee, lancia un appello deciso e pragmatico contro la chiusura delle scuole durante le consultazioni elettorali. Questo fenomeno, che una volta poteva sembrare una prassi accettabile, oggi si rivela un onere insopportabile per le famiglie e per il sistema educativo.

La chiusura dei plessi scolastici per allestire i seggi non è solo una questione burocratica. Rappresenta un peso concreto che grava sulle spalle dei genitori forlivesi, costretti a destreggiarsi tra lavoro e la cura dei figli in un contesto di interruzione del normale ciclo didattico. La situazione trasmette un messaggio inquietante: la scuola, un luogo di apprendimento e crescita, è considerata sacrificabile per esigenze logistiche. È ora di voltare pagina, adottando una visione lungimirante e pragmatica.

Russo evidenzia che gli strumenti normativi necessari sono già a disposizione, ma ciò che manca è la volontà politica di attuare il cambiamento. Non si tratta di una proposta utopica, ma di un percorso già delineato dal legislatore. La Circolare DAIT n. 4/2021 del Ministero dell’Interno sollecita i Sindaci a trovare sedi alternative alle aule scolastiche. Inoltre, il D.L. 41/2021, convertito nella Legge 69/2021, ha messo a disposizione fondi specifici per i Comuni disposti a intraprendere questa strada. La cornice legale e finanziaria è già esistente; ora la palla passa alla politica.

La proposta di Russo è chiara: iniziare una fase sperimentale già dalle prossime elezioni. La transizione totale richiederà tempo, ma è possibile avviare obiettivi progressivi. L’idea è di identificare due o tre quartieri pilota dove testare soluzioni alternative, liberando gradualmente le scuole di Forlì dalla pressione di dover diventare seggi elettorali.

Esistono numerose soluzioni praticabili, tra cui l’utilizzo di spazi pubblici e civici già presenti sul territorio. La città dispone di un patrimonio che può essere valorizzato come una rete di “Hub Civici”. Palestre con accesso indipendente, centri polivalenti, la Fiera di Forlì, centri sociali, e altre strutture possono accogliere i seggi, garantendo decoro e funzionalità. Non si tratta di un’idea innovativa; città come Argelato dimostrano che questo cambiamento è non solo fattibile, ma porta anche benefici immediati alle famiglie e alla continuità educativa.

Tuttavia, cambiamento non significa improvvisazione. Ogni sede alternativa deve rispettare standard rigorosi: totale accessibilità, connettività dati stabile, adeguate misure di sicurezza antincendio e presenza costante delle Forze dell’Ordine. Non basta spostare i seggi; è necessario pianificare con attenzione per garantire un servizio di qualità.

È tempo di superare l’inerzia e avviare un confronto serio su questo tema. Ripristinare la centralità della scuola e delle famiglie è una scelta di civiltà. La coesione sociale si costruisce anche attraverso queste “piccole” grandi riforme di buon senso. Non possiamo continuare a tollerare l’abitudine come scusa per l’immobilismo. È fondamentale aprire un tavolo di discussione e condurre un censimento serio degli immobili disponibili. Le elezioni devono tornare a essere una festa della partecipazione, senza sottrarre nulla ai nostri figli. La scuola deve rimanere aperta: è tra i banchi di scuola, e non tra le urne di un’aula chiusa, che si formano i cittadini del domani.

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