Il vicepremier Antonio Tajani ha incontrato i rappresentanti delle Banche di Credito Cooperativo (Bcc) dell’Emilia-Romagna a Forlì, in un momento cruciale per il futuro di queste istituzioni. Mentre i giganti bancari chiudono sportelli e abbandonano i territori, il credito cooperativo si contrappone a questa tendenza, riaffermando il proprio ruolo fondamentale nell’economia locale e nella vita delle comunità.
Un appello alla difesa della specificità delle Bcc è emerso chiaro e forte durante l’incontro. I vertici della Federazione Bcc dell’Emilia-Romagna hanno esposto dati significativi: 9 Bcc, 348 sportelli che coprono il 16,5% del totale regionale, presenza in 162 comuni e 9 province, con 14 comuni che vedono nella Bcc l’unica istituzione bancaria. Un modello di resistenza e innovazione che si oppone all’ormai evidente disinteresse dei grandi gruppi bancari verso le aree più vulnerabili.
Mauro Fabbretti, presidente della Federazione, ha illustrato un quadro allarmante: dal 2019 al 2024, la regione ha visto la chiusura di 414 sportelli bancari, e 37 ulteriori chiusure nei primi nove mesi del 2025. Al contrario, le Bcc non solo hanno resistito, ma hanno anche aperto nuovi sportelli nel 2025 e progettato azioni concrete per tutelare le zone interne e periferiche. Questo modello di banca comunitaria, che riunisce solidità e responsabilità, è un faro di speranza per famiglie e imprese in difficoltà.
Fabbretti ha sottolineato l’urgenza di un riconoscimento europeo per le Bcc, che non possono essere equiparate ai grandi gruppi bancari. La richiesta è chiara: il governo deve intervenire affinché la revisione del quadro normativo bancario europeo, avviata dalla Commissione Ue, tenga conto della specificità delle Bcc italiane. Solo così si potrà garantire un trattamento equo e proporzionale, in grado di preservare e incentivare la biodiversità nel sistema bancario europeo.
Tajani ha risposto con fermezza: il governo è pronto a sostenere la causa delle Bcc a Bruxelles. La specificità di queste banche non deve essere un’eccezione, ma una regola riconosciuta a livello europeo. È un tema di pluralismo economico e biodiversità bancaria, valori che le Bcc incarnano perfettamente. L’impegno del ministro è di evitare ogni forma di centralismo statalista che possa minacciare la diversità economica.
Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, ha elogiato il sostegno di Tajani, evidenziando come il riconoscimento non sia un privilegio, ma un merito. La Banca Centrale Europea deve comprendere che risposte diverse richiedono approcci differenti. Le Bcc non operano come banche tradizionali; i loro utili non vengono distribuiti, ma reinvestiti per creare un patrimonio intergenerazionale nelle comunità che servono.
I dati presentati all’incontro parlano di un modello in crescita: impieghi totali di 14,4 miliardi di euro e raccolta da clientela di 18 miliardi, con performance superiori alla media del settore. Le Bcc si concentrano sul credito alle piccole e medie imprese, destinando per ogni 10 euro di impieghi ben 7,85 euro a queste realtà, con un occhio di riguardo per le microimprese. La solidità patrimoniale di 2,3 miliardi di euro e un Cet1 Ratio del 26,4% testimoniano la robustezza di queste istituzioni.
L’incontro ha anche messo in luce come le Bcc siano state in prima linea durante le crisi, dall’emergenza pandemica agli aiuti per le famiglie e le imprese colpite da eventi calamitosi. Con 500 milioni di euro messi a disposizione per affrontare l’alluvione in Emilia-Romagna e 200 milioni per contrastare il caro energia, le Bcc dimostrano un impegno concreto e tangibile verso le comunità.
In un contesto in cui il futuro delle banche di credito cooperativo è in discussione, la voce di Tajani e dei rappresentanti delle Bcc rappresenta una sfida audace: difendere un modello che non solo resiste, ma prospera, mentre il resto del sistema bancario sembra ritirarsi.

