Una sentenza che fa discutere: gli otto imputati nel processo legato alla Torre Milano, il grattacielo di oltre 80 metri situato in via Stresa, sono stati assolti. La giudice Paola Braggion, della settima sezione penale del Tribunale di Milano, ha stabilito che “il fatto non costituisce reato”. Un verdetto che segna un capitolo importante nelle inchieste della Procura milanese sulla gestione urbanistica della città.
Le accuse e le richieste di condanna
Nel corso del procedimento, la Procura, rappresentata dalla pm Marina Petruzzella, aveva invocato condanne severe, inclusa la confisca della Torre Milano. Le accuse mosse agli imputati erano gravi: abuso edilizio e lottizzazione abusiva. Si sosteneva che per la costruzione del grattacielo fosse stata utilizzata una procedura amministrativa non conforme alle normative vigenti.
Le richieste di condanna erano pesanti: due anni e quattro mesi di reclusione e una multa di 50.000 euro per Giovanni Oggioni, ex direttore dello Sportello unico edilizia del Comune di Milano e ex vicepresidente della Commissione paesaggio, e per i costruttori Stefano e Carlo Rusconi. Simili pene erano state richieste per Franco Zinna, ex dirigente della Direzione Urbanistica, e per l’architetto Gianni Maria Beretta, progettista dell’opera. Altri ex funzionari, come Francesco Mario Carrillo e Maria Chiara Femminis, si erano visti chiedere due anni di carcere e 30.000 euro di ammenda, mentre Pietro Ghelfi aveva ricevuto una richiesta di un anno di reclusione e 16.000 euro di multa.
La ricostruzione della Procura e le motivazioni del Tribunale
Secondo l’accusa, la Torre Milano era stata realizzata utilizzando una Scia (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) con atto d’obbligo, un’autocertificazione che non avrebbe dovuto essere applicata in questo caso. L’intervento, presentato come una semplice ristrutturazione, avrebbe invece dovuto seguire le procedure per una nuova costruzione. Questo avrebbe implicato una più rigorosa valutazione dei servizi da garantire e una corretta procedura autorizzativa.
La questione della ristrutturazione edilizia è stata al centro di numerose inchieste sulla trasformazione urbanistica di Milano. In una nota diffusa dal presidente del Tribunale, Fabio Roia, si sottolinea che “difetta l’elemento soggettivo del reato, sia doloso che colposo” per tutti gli imputati. La recente giurisprudenza ha portato a interpretazioni diverse sul concetto di ristrutturazione, complicando ulteriormente la materia.
Inoltre, il Tribunale ha evidenziato che la prassi consolidata del Comune di Milano aveva consentito la realizzazione della Torre attraverso il titolo edilizio effettivamente rilasciato alla società OPM Srl, avallando quindi la legittimità dell’operato.
Il silenzio del Comune e il futuro delle inchieste
È significativo notare che il Comune di Milano, pur essendo stato indicato come parte lesa dalla Procura, non si è costituito parte civile nel procedimento. Questa assenza solleva interrogativi sulla volontà dell’amministrazione di perseguire effettivamente le irregolarità nel settore edilizio.
Gli otto imputati, difesi da avvocati di spicco, hanno visto così annullate le accuse che pendevano su di loro. La sentenza ha sollevato un polverone, lasciando aperte molte domande sulla gestione urbanistica della città. Le motivazioni della sentenza saranno depositate nei prossimi 90 giorni, ma già ora emerge chiaramente che il confine tra legalità e abuso si fa sempre più labile. Milano, una metropoli in continua trasformazione, deve confrontarsi con il proprio passato e il futuro che si profila all’orizzonte.

