La recente pubblicazione della Legge di Bilancio 2026 segna un cambio di rotta per i piccoli aeroporti dell’Emilia-Romagna. L’abolizione delle tasse d’imbarco per scali come Rimini, Forlì e Parma è ora ufficiale. Un provvedimento che si prefigge di rilanciare la viabilità aerea in una regione che ha visto i suoi aeroporti in difficoltà.
Un provvedimento che non lascia spazio a interpretazioni. Il comma 481 della Finanziaria stabilisce chiaramente che per i tre scali emiliano-romagnoli, sotto i 700 mila passeggeri annui, la tassa d’imbarco, nota anche come “addizionale comunale sui diritti d’imbarco”, sarà abolita. Una decisione che elimina un costo di 6,5 euro a passeggero, che fino ad oggi gravava sul bilancio dei viaggiatori.
Ryanair, il colosso delle compagnie aeree low cost, si è già detto pronto a implementare un piano di aumenti per i piccoli aeroporti. Ma la reazione dell’aeroporto Marconi di Bologna è stata tutt’altro che positiva. Ha definito il provvedimento “distorsivo” rispetto alle normali dinamiche di mercato.
### Un vantaggio per i passeggeri?
Dal 1 gennaio, Forlì, Rimini e Parma si uniscono a un elenco di aeroporti italiani esenti da questa tassa. Trieste, Lamezia Terme, Crotone e altri scali minori ne beneficeranno, come già avvenuto in Friuli Venezia Giulia e Calabria. Un provvedimento senza scadenza che, almeno sulla carta, dovrebbe rappresentare un’opportunità per aumentare il numero di passeggeri.
Ma c’è un prezzo da pagare, e non è indifferente. La Regione Emilia-Romagna è chiamata a compensare il governo per il mancato introito derivante dall’abolizione della tassa. Il comma successivo chiarisce che non ci sarà una spirale di costi in aumento proporzionali al numero di passeggeri. Michele de Pascale, presidente della Regione, ha affermato che l’impegno annuale sarà fissato a 1.912.300 euro, una cifra che corrisponde esattamente al gettito previsto per il 2024 dai tre aeroporti.
### Chi paga la differenza?
Nel 2024, i dati parlano chiaro: Rimini ha registrato 321.552 passeggeri, Parma 133.757 e Forlì 133.110. Superati questi numeri, lo Stato rinuncerà a incassare la tassa d’imbarco, con il rischio che il secondo soggetto a pagare questo “sviluppo” siano proprio i contribuenti. Intanto, Ryanair e altre compagnie aeree potranno applicare tariffe completamente libere, senza il peso dei 6,5 euro da versare allo Stato.
In aggiunta, la legge impone alla Regione di risarcire i Comuni che perderanno la loro quota di addizionale. Un risarcimento che, in termini pratici, si traduce in cifre irrisorie: Forlì con 4.546 euro, Parma con 4.515 euro e Rimini con 7.424 euro. Il resto del gettito finirà in mano all’Inps, al Fondo di solidarietà per il settore aereo e aeroportuale, ad Enav e ai Vigili del Fuoco.
Se la Regione non adempirà all’obbligo di pagamento entro il 30 aprile di ogni anno, il ministero dell’Economia non si farà scrupoli: tratterrà la somma da qualsiasi erogazione non sociale destinata all’Emilia-Romagna.
Un quadro complesso, dove la promessa di un rilancio dell’industria aerea si intreccia con la realtà dei conti pubblici. La speranza di una maggiore affluenza di passeggeri è in gioco e gli effetti di questa legge si vedranno nei prossimi anni.

