La Romagna si trova in una fase critica, con il settore metalmeccanico sotto pressione. Un quadro allarmante emerge dal Consiglio generale della Fim Cisl Romagna, tenutosi a Cesena. Le aziende affrontano un contesto economico sempre più complesso, con un calo degli ordini e un incremento della cassa integrazione, soprattutto tra le realtà medio-piccole.
Nel corso dell’incontro, il segretario generale della Fim Cisl Romagna, Riccardo Zoli, ha messo in evidenza la precarietà del comparto nelle province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. I dati sono inequivocabili: segnali di rallentamento produttivo si diffondono e il ricorso agli ammortizzatori sociali aumenta. Zoli ha sottolineato che non siamo di fronte a crisi isolate, ma a un fenomeno che coinvolge intere filiere, con potenziali ripercussioni durature.
Un’analisi più approfondita dei dati sulla cassa integrazione rivela un incremento del 15,70% a Forlì-Cesena, mentre Rimini e Ravenna mostrano una diminuzione delle ore rispettivamente del 26,06% e del 14,42%. Nonostante un calo complessivo del 13% in Romagna nei primi nove mesi del 2025, i numeri di Forlì-Cesena rappresentano un campanello d’allarme, specialmente se confrontati con un aumento regionale dell’11,41% in Emilia-Romagna. La transizione industriale in corso non può essere affrontata con soluzioni emergenziali, ma richiede scelte strutturali.
Le vertenze aziendali più significative sono sotto l’osservazione attenta della Fim Cisl Romagna. Tra queste spicca la Sacim, storica realtà cesenate produttrice di cisterne per liquidi, attualmente coinvolta in un concordato liquidatorio che solleva dubbi sul suo futuro industriale e occupazionale. Anche la Bipres, azienda contoterzista nota per stampaggio e lavorazioni CNC, affronta una crisi profonda, avendo esaurito gli ammortizzatori ordinari e ora coinvolta in un contratto di solidarietà in deroga fino a ottobre 2026. Il rischio di chiusura per uno dei tre stabilimenti è concreto, evidenziando la gravità della situazione.
Zoli avverte che la gestione di tali situazioni non può essere limitata a misure temporanee. È necessario un impegno straordinario da parte delle istituzioni e l’implementazione di una politica industriale efficace per garantire la protezione dell’occupazione e salvaguardare le aziende che costituiscono un patrimonio di competenze per il territorio.
Il confronto con le istituzioni e le associazioni locali e regionali deve essere costante. La creazione di tavoli permanenti per il monitoraggio delle crisi, il rafforzamento della formazione e il ricambio generazionale sono misure cruciali per rendere il settore metalmeccanico nuovamente attrattivo per i giovani. Il rinnovo del Contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici è stato un tema centrale, con Ferdinando Uliano, segretario generale Fim Cisl nazionale, a sottolineare l’importanza dell’accordo raggiunto con Federmeccanica e Assistal. Un contratto che non solo protegge il potere d’acquisto, ma rafforza i diritti di oltre 1,5 milioni di lavoratori.
Il contratto prevede un aumento di 205 euro sui minimi contrattuali in quattro anni, accompagnato da un impianto economico robusto. È stato confermato il meccanismo di adeguamento all’Ipca-Nei e introdotte clausole di salvaguardia per far fronte a eventuali picchi inflattivi, garantendo così una reale protezione dei salari.
Uliano ha anche messo in luce gli sforzi per contrastare la precarietà. Percentuali certe di stabilizzazione per contratti a termine e diritti di trasformazione a tempo indeterminato per lavoratori in staff leasing dopo 48 mesi sono innovazioni che contraddicono le politiche degli ultimi anni e pongono al centro il lavoro stabile.
Le questioni legate alla sicurezza sul lavoro, alla formazione professionale e alla transizione tecnologica sono state al centro del dibattito. Il Consiglio generale ha ribadito l’impegno della FIM CISL Romagna a monitorare da vicino le situazioni industriali più critiche. Difendere il lavoro è sinonimo di difendere il futuro industriale della Romagna.

