Cisl denuncia: il ddl Buonguerrieri accelera gli sfratti, colpendo i più vulnerabili. 231 casi in provincia.

Cisl denuncia: il ddl Buonguerrieri accelera gli sfratti, colpendo i più vulnerabili. 231 casi in provincia.

Luca Giacobbe, segretario generale del Sicet Cisl Romagna, non usa mezzi termini per descrivere la crisi abitativa che affligge le province di Rimini, Ravenna e Forlì-Cesena. Il ddl Buonguerrieri, che mira a semplificare le procedure di sfratto, rappresenta una minaccia concreta per i più deboli, aggravando un’emergenza già strutturale.

### Una crisi abitativa senza precedenti

Il mercato immobiliare in Romagna è sull’orlo del collasso. Giacobbe lancia un allerta chiaro: le normative attuali non fanno altro che peggiorare la situazione, con l’entrata in vigore del ddl Buonguerrieri che promette di accelerare gli sfratti in un contesto dove i canoni di locazione sono ormai insostenibili per la maggior parte della popolazione. La proposta normativa, battezzata come un tentativo di “snellire” le procedure, in realtà rischia di trasformare le abitazioni in un campo di battaglia per chi è già in difficoltà.

### Normative insidiose e sfratti a raffica

Giacobbe descrive il ddl come un provvedimento “insidioso”. La cancellazione della notifica del preavviso di rilascio elimina qualsiasi forma di avviso agli inquilini, privandoli di un diritto fondamentale: sapere quando rischiano di perdere la propria casa. Le nuove regole prevedono che, dopo 10 giorni dalla notifica, l’ufficiale giudiziario possa procedere all’esecuzione dello sfratto, senza possibilità di un’adeguata difesa.

Le modifiche legislative non si fermano qui. La norma consente un solo rinvio dell’esecuzione, limitato a 60 giorni, e riduce drasticamente i termini per il pagamento dei canoni scaduti. In un contesto già difficile, questo significa che le famiglie vulnerabili saranno costrette a fronteggiare condizioni ancora più severe, mentre il tentativo di mediazione obbligatoria viene abolito. I dati parlano chiaro: nel 2024, la provincia di Rimini ha registrato il numero più elevato di sfratti, con 236 provvedimenti, dei quali 147 per morosità incolpevole. Questo dimostra come molte persone si trovino a perdere la casa non per scelta, ma a causa di difficoltà economiche.

### Un’emergenza sociale in crescita

La situazione non è meno preoccupante nelle altre province romagnole. Ravenna ha visto un aumento del 11,27% degli sfratti, mentre Forlì-Cesena ha registrato 231 sfratti, con un incremento del 4,52%. Le richieste di esecuzione nel riminese toccano quota 979, una cifra allarmante che testimonia la precarietà di migliaia di famiglie. La crescita degli sfratti per finita locazione, aumentati del 16,33% a livello regionale, mette in evidenza un fenomeno devastante: il passaggio degli immobili da locazioni tradizionali a piattaforme di affitto turistico sta compromettendo il mercato degli affitti.

Giacobbe sottolinea che i dati ufficiali non raccontano la vera entità della crisi. Molti vivono in un limbo, a rischio sfratto, senza certezze sul futuro. La paura di perdere la casa influisce sulla vita quotidiana, con conseguenze devastanti sul piano sociale e psicologico. La scelta di molti proprietari di non rinnovare i contratti di locazione per trasformare gli immobili in affitti brevi espelle categorie vulnerabili dalla vita urbana, minando il diritto al lavoro e alla coesione sociale.

Il ddl Buonguerrieri, che si propone di accelerare gli sfratti, non è altro che un attacco ai più deboli. Senza un piano serio di edilizia residenziale pubblica, questa manovra rischia di trasformare un’emergenza sociale in una bomba a orologeria. Le parole di Giacobbe sono chiare: la contrarietà a provvedimenti che accelerano gli sfratti è totale, finché non verrà garantita un’adeguata offerta di alloggi pubblici. La cancellazione del Fondo nazionale per il sostegno all’affitto ha lasciato i comuni in una situazione critica, con risorse insufficienti per affrontare le reali esigenze del territorio.

La richiesta di un investimento annuale di almeno 250 milioni di euro per i fondi nazionali è un appello che non può essere ignorato. Un Piano casa che promette 100.000 alloggi in dieci anni è palesemente inadeguato rispetto alle necessità reali. Le famiglie romagnole meritano di più.

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