Emergenza Lavoro: Infortuni e Morti in Aumento nel 2025, Cgil Lancia l’Allerta

Emergenza Lavoro: Infortuni e Morti in Aumento nel 2025, Cgil Lancia l’Allerta

Un allarmante quadro emerge dall’ultimo rapporto dell’“Osservatorio permanente sugli infortuni e sulle malattie professionali in Emilia-Romagna” della Cgil. I dati del 2025 parlano chiaro: infortuni e morti sul lavoro sono in crescita esponenziale. Una situazione insostenibile, che richiede un intervento immediato e deciso.

A Bologna, la Cgil ha presentato i risultati drammatici dell’andamento infortunistico nella regione. Le denunce provvisorie di infortunio sono salite a 76.818, con un incremento dell’1,3% rispetto all’anno precedente. Tra queste, ben 92 sono state fatali, un numero che appare destinato a salire. Le malattie professionali denunciate ammontano a 8.106, con un incremento del 7,5%. È fondamentale sottolineare che i dati ufficiali forniti da Inail non considerano il lavoro irregolare né le figure protette da altre assicurazioni, il che rende il bilancio ancora più preoccupante.

Forlì-Cesena si conferma la provincia più colpita, con un aumento netto degli infortuni, che ha raggiunto quota 7.236, segnando un incremento del 6,1% rispetto al 2024. Il numero di morti sul lavoro è più che raddoppiato, passando da 8 a 17, un dato che non può essere ignorato. Anche le malattie professionali sono in crescita, con 1.513 denunce, un aumento del 10,4%.

Daniele Dieci, della segreteria Cgil Emilia Romagna, non usa mezzi termini: “Quasi otto lavoratori perdono la vita ogni mese nella nostra regione. È un dato inaccettabile e immutato da tre anni. Ogni aggiornamento statistico non è altro che un’aggiunta a un bilancio già insostenibile di vite spezzate”. Le parole di Dieci evidenziano una realtà cruda e inquietante.

Settori come l’agroindustria, il trasporto, il magazzinaggio e le costruzioni si confermano i più letali. Nel 2025, l’agroindustria ha registrato 20 infortuni mortali, seguita da 13 nel trasporto e magazzinaggio e 8 nelle costruzioni. Negli ultimi sette anni, dal 2019 al 2025, in Emilia-Romagna hanno perso la vita sul lavoro 796 persone. Un dato che lascia senza parole, di cui 29 vittime sono lavoratori nati all’estero e 67 rientrano nella fascia di età tra i 41 e i 65 anni.

La vulnerabilità dei lavoratori precari emerge con forza, come sottolinea Massimo Bussandri, segretario generale della Cgil Emilia Romagna. Le vittime di sfruttamento, caporalato e delle catene di appalti e subappalti sono spesso i più fragili e ricattabili. “La compressione dei costi del lavoro si traduce inevitabilmente in una riduzione della sicurezza e della dignità dei lavoratori”, afferma Bussandri.

Un principio fondamentale deve guidare la lotta contro questa emergenza: parità di salario, diritti e tutele per ogni lavoratore. La Cgil ha lanciato nel giugno 2025 la campagna “I Diritti non si appaltano”, mirata a contrastare il modello del massimo ribasso e la competizione basata sulla riduzione dei diritti, una pratica che ha alimentato precarietà e indebolito le tutele collettive.

I numeri parlano chiaro: nel 2025, 76.818 infortuni e 8.106 malattie professionali denunciate. Ogni giorno, in Emilia-Romagna, oltre 200 lavoratori segnalano un infortunio sul lavoro. La sicurezza deve diventare la priorità nelle interazioni con le istituzioni, attraverso il Patto per la Tutela della Salute e della Sicurezza sul lavoro e altre iniziative.

La Cgil ha delineato alcune azioni chiave per affrontare questa crisi: potenziare i Tavoli provinciali, coinvolgere maggiormente gli organismi ispettivi, attuare formazione obbligatoria prima dell’inizio dell’attività lavorativa e stabilire procedure per eventi estremi. È necessario adottare strategie efficaci contro la violenza e le molestie nei luoghi di lavoro e garantire che l’Ordinanza caldo diventi strutturale, riconoscendo l’impatto del cambiamento climatico.

La situazione è critica e richiede un intervento immediato e coordinato. Le vite dei lavoratori non possono essere un costo da comprimere.

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