Il monitoraggio della sicurezza alimentare non è un aspetto secondario: è una necessità ineludibile. Nell’anno 2025, l’unità “Igiene degli alimenti e nutrizione” dell’Ausl Romagna ha sospeso 24 attività nell’area di Forlì e Cesena, attuando chiusure per un totale di 198 giorni. La vigilanza non si limita a meri controlli, ma si traduce in sanzioni che superano i 63mila euro. Un segnale chiaro della gravità della situazione.
Controlli severi e sanzioni pesanti
Diretta da Roberto Bandini, l’Ausl ha reso noti i dati delle ispezioni svolte nel 2025. Le 24 attività sospese riguardano vari ambiti: 13 nel settore della ristorazione pubblica e collettiva, 4 nel commercio, 3 nella trasformazione alimentare e altre 4 di diversa tipologia. Tra queste, spiccano 4 attività etniche, spesso sotto scrutinio per il potenziale rischio alimentare. Tuttavia, 20 delle aziende sanzionate risultano essere gestite da italiani, un dato che sfata alcuni miti e mette in luce la diffusione del problema.
Il tempo di sospensione varia. Alcune strutture hanno riaperto dopo un giorno, ma ci sono casi estremi di chiusura prolungata, come un’attività di produzione di confetture, che ha bisogno di investimenti significativi per garantire la sicurezza alimentare. In aggiunta alle sospensioni, sono state elevate 40 sanzioni amministrative, e una denuncia penale è stata registrata.
Un aspetto rilevante è il ruolo attivo dei cittadini. Le segnalazioni, per lo più dettagliate e tramite canali ufficiali, hanno portato a 10 controlli diretti a seguito di denunce da parte dei consumatori o dei carabinieri del Nas. I dati parlano chiaro: quasi un centinaio di segnalazioni sono giunte all’Ausl, evidenziando l’importanza della vigilanza collettiva.
Formazione e certificazioni: un tema critico
La questione della sicurezza alimentare non si esaurisce nei controlli, ma si estende anche alla qualità dei prodotti esportati, un aspetto cruciale per le aziende locali. Nel 2025, l’unità ha emesso 898 certificati di esportazione, coprendo praticamente tutti i continenti, tranne l’Oceania. Le aziende maggiormente coinvolte includono nomi noti come Babbi e Olitalia, ma occorre evidenziare un dato preoccupante: la continua necessità di formazione per gli operatori del settore.
Fino ad agosto 2025, l’Ausl si occupava della formazione di questi professionisti, ma ora la responsabilità è passata ai datori di lavoro. Le statistiche sulla formazione parlano di 161 corsi realizzati nel triennio 2023-2025, ma è evidente che la qualità e la preparazione degli operatori rimangono un punto debole.
Non si può ignorare la necessità di una preparazione adeguata per gestire i rischi legati agli alimenti. Microbi, allergie e pericoli legati alla conservazione devono essere affrontati con serietà. La formazione non è solo una questione di adempimento burocratico, ma un imperativo di sicurezza per i consumatori.
Il quadro tracciato dall’Ausl è chiaro: la sicurezza alimentare è un tema che richiede attenzione costante, sia da parte delle autorità che dei cittadini. Un sistema di controlli robusto è essenziale, ma non basta. È necessaria una cultura della sicurezza alimentare radicata, che parta dalla formazione e arrivi fino alla responsabilità individuale.

