Rivoluzione nei servizi sanitari: “Addio al medico di famiglia, benvenuto medico a ore. Orari estesi, ma a quale prezzo?”

Rivoluzione nei servizi sanitari: “Addio al medico di famiglia, benvenuto medico a ore. Orari estesi, ma a quale prezzo?”

La riforma della medicina di base in Emilia-Romagna, presentata come un “accordo storico” dalla Regione, segna un cambiamento radicale nel panorama sanitario locale. Marco Ragazzini, coordinatore del nucleo di cure primarie di viale Risorgimento, non ha dubbi: “Siamo di fronte a una vera e propria rivoluzione”. L’addio al concetto tradizionale di medico di famiglia si concretizza nell’introduzione delle Aggregazioni Funzionali Territoriali (Aft), un nuovo modello di assistenza che promette di stravolgere il rapporto tra pazienti e medici.

**AFT: Una nuova era per l’assistenza sanitaria**

Il sistema delle Aft prevede una riorganizzazione degli ambulatori, con orari estesi e una struttura a più livelli. Le sedi “spoke”, ovvero gli ambulatori secondari, saranno aperti dalle 8 alle 20 dal lunedì al venerdì, mentre gli hub principali delle Aft garantiranno accesso continuativo sette giorni su sette, anche dopo le 20. Una rivoluzione che si presenta come un servizio diretto e senza appuntamento, simile agli attuali Centri di Assistenza Urgente (Cau). Non si tratta solo di una questione di orari: si promette di ridurre il sovraccarico del Pronto Soccorso, ma a quale costo?

**Riorganizzazione interna: le nuove dinamiche lavorative**

Il nuovo modello si fonda sulla creazione di équipe multiprofessionali, abbandonando il riferimento ai singoli medici. Ragazzini sottolinea l’importanza fondamentale degli infermieri, che assumeranno un ruolo chiave, liberando i medici da compiti minori. L’inserimento di specialisti all’interno delle Aft, come geriatri e cardiologi, è previsto in un futuro prossimo. Tuttavia, questa evoluzione porta con sé una contraddizione: il medico non sarà più il punto di riferimento unico per il paziente, ma sarà parte di una squadra.

La vera sfida sarà mantenere la continuità nella cura, un elemento essenziale per il rapporto medico-paziente. La nuova organizzazione rischia di trasformare la medicina in un servizio “a ore”, dove i medici, soprattutto i più giovani, potrebbero essere incentivati a completare i loro turni senza la necessità di costruire un legame di fiducia con i propri assistiti.

**Le insidie della rivoluzione: burocrazia e prescrizioni**

Ragazzini esprime preoccupazione per la persistenza della burocrazia, un problema annoso nel sistema sanitario. Nonostante le promesse di semplificazione, i medici continuano a sentirsi oppressi da procedure complesse. Le prescrizioni, regolate dai Raggruppamenti di attesa omogenea (Rao), limitano ulteriormente la libertà dei medici, vincolandoli a criteri rigidi e imponendo sanzioni per chi deviasse da queste regole. Una situazione che depaupera le capacità decisionali del medico, rendendo sempre più difficile fornire un’assistenza personalizzata e tempestiva.

La riforma si propone di offrire un accesso più ampio alle cure, ma il prezzo da pagare potrebbe essere la qualità della relazione tra medico e paziente. La transizione verso un sistema che privilegia la quantità di accessi a scapito della cura continuativa rappresenta un cambio di paradigma che avrà ripercussioni significative.

**Una visione controversa per il futuro della medicina di base**

Per i medici, la riforma si traduce in una frattura generazionale. I giovani professionisti potrebbero trovare vantaggi economici immediati, ma questa immediatezza si accompagna a un cambiamento culturale profondo. Il concetto di “medico a ore” rischia di erodere il tradizionale impegno di chi ha dedicato la propria vita alla professione, portando a un disinteresse per il benessere dei pazienti a lungo termine.

I pazienti, dal canto loro, si troveranno a dover ridefinire le proprie aspettative nei confronti del servizio sanitario. La disponibilità continua potrà essere una risposta alle esigenze di assistenza, ma la perdita della continuità nella cura comporta rischi in termini di qualità e fiducia. Siamo di fronte a una rivoluzione che, sebbene prometta di migliorare l’accessibilità, potrebbe minare le fondamenta su cui si basa il rapporto medico-paziente. La sfida sarà comprendere se questo nuovo modello riuscirà a mantenere la qualità delle cure, mentre la transizione si fa sempre più palpabile e le incertezze aumentano.

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