Un giorno che segnerà una svolta per il quartiere Romiti. Il vescovo di Forlì-Bertinoro, Livio Corazza, ha officiato la prima messa nella nuova chiesa di Santa Maria del Voto. Una celebrazione che non è soltanto un rito religioso, ma un atto di rinascita e un tributo a chi ha perso la vita nell’alluvione del maggio 2023. L’atmosfera era carica di emozione, in un contesto che invita a riflettere sul futuro, a tre anni da un evento che ha lasciato cicatrici profonde.
La cerimonia si è aperta con una processione dalla “vecchia” chiesa, culminata con il gesto simbolico di apertura del nuovo luogo sacro, alla presenza di numerosi fedeli e delle autorità locali, tra cui il sindaco Gian Luca Zattini e il vice Vincenzo Buongiorno. La partecipazione di centinaia di persone ha testimoniato un forte desiderio di ricostruzione e unità.
**Un messaggio di speranza e di resilienza**
Nell’omelia, Corazza ha richiamato alla mente la Passione di Gesù, sottolineando la scelta radicale degli apostoli, che hanno abbandonato tutto per seguirlo. Un richiamo alla fragilità umana, ma anche alla necessità di perseverare. “L’entusiasmo iniziale deve essere accompagnato dalla costanza”, ha affermato il vescovo, tracciando una linea di continuità tra la spiritualità e le sfide quotidiane della comunità di Romiti.
Un momento di silenzio ha accompagnato la memoria di Vittorio, Adriana e Franco, le vittime dell’alluvione, i cui nomi sono stati pronunciati con rispetto e commozione. La nuova chiesa non è solo un edificio, ma un simbolo di resistenza; un faro di speranza per chi ha affrontato il fango e la disperazione. “Chiediamo al Signore il coraggio e la forza della comunione”, ha esortato Corazza, richiamando tutti a non dimenticare il passato, ma a costruire un futuro di solidarietà.
**Architettura e arte al servizio della fede**
Il nuovo edificio, caratterizzato da un design moderno, è concepito per accompagnare i fedeli in un percorso spirituale. Ogni angolo, dal battistero alla statua di San Paolo VI, fino alla Madonna del Dono e alle quattordici stazioni della Via Crucis, è un invito a riscoprire la bellezza come mezzo per riaccendere la fede. Il vescovo ha esortato: “Lasciamoci sconvolgere dalla bellezza”, sottolineando il potere dell’arte nel rendere visibile ciò che spesso rimane invisibile.
Al centro della chiesa troneggia l’immagine del Cristo Risorto, un’opera che rappresenta il fulcro della fede cristiana. “Questa immagine non lascia indifferenti e riempie lo spazio”, ha commentato Corazza, ribadendo che ogni aspetto della vita comunitaria, dai sacramenti alla Pasqua, trova significato in questa presenza. La chiesa non è semplicemente un traguardo materiale, ma un luogo di incontro con il Risorto, un appello a non perdere di vista l’essenziale.
Un altro aspetto cruciale del discorso del vescovo è stata la distinzione tra la chiesa “di mura” e la Chiesa “di persone”. Richiamando il magistero di Paolo VI e Papa Francesco, ha rimarcato che l’edificio è solo uno strumento. “La chiesa minuscola serve a costruire la Chiesa maiuscola, noi siamo le pietre vive che camminano nel mondo”, ha affermato Corazza, utilizzando la metafora del cuore per descrivere una comunità che si raccoglie e si apre alla missione.
La data del 29 marzo diventa quindi simbolica per i Romiti. “È il giorno della ripartenza”, ha dichiarato il vescovo. Nonostante le difficoltà passate e quelle future, il messaggio è chiaro: si è costruita una chiesa di mattoni, ora è il momento di continuare a costruire la comunità. “La gioia di questa giornata, il vostro ritrovarvi qui, sia la vostra forza”, ha concluso Corazza, lanciando un invito a perseverare nella speranza e nella comunità.

