Un nuovo movimento si fa strada nel panorama educativo italiano, unendo forze diverse in una lotta comune per la difesa della scuola pubblica. In risposta agli attacchi incessanti di un governo che tenta di controllare e censurare l’istruzione, nasce la Rete per la scuola pubblica. Questo gruppo, che raggruppa docenti, educatori, studenti e associazioni, si è costituito per opporsi alle politiche che minacciano l’autonomia e la libertà di insegnamento.
L’incontro di presentazione si terrà il 7 febbraio, alle 15, presso il Centro Pace di Forlì, in via Andrelini 59. Sarà un momento cruciale per discutere le recenti misure governative riguardanti l’istruzione e il loro impatto sulla libertà di espressione degli insegnanti, sull’inclusione nelle aule e sull’educazione dei giovani cittadini. Tra i promotori si trovano realtà come Adl Cobas Romagna, Docenti per Gaza nodo Romagna e molti altri, uniti dall’urgenza di preservare il carattere laico e inclusivo della scuola.
Il clima all’interno delle istituzioni scolastiche si fa sempre più pesante. I promotori denunciano che la scuola sta diventando un luogo di controllo, dove il potere politico interviene pesantemente sul processo educativo, ledendo la libertà di insegnamento e il pensiero critico degli studenti. Le politiche recenti del governo, a partire dal nuovo codice etico, promuovono un’ideologia di “decoro” che limita la libertà di espressione del personale scolastico anche nella propria vita privata e nega il diritto di dissentire.
Le modifiche imposte dal Ministero dell’Istruzione non si limitano a questioni formali. Esse mirano a cambiare radicalmente la natura della scuola pubblica, introducendo elementi autoritari e discriminatori. Le indicazioni nazionali, infatti, si distaccano da principi di inclusione e rispetto delle diversità, proponendo un’impostazione che si rivela razzista, sessista e omofoba. A questo si aggiunge un tentativo di eliminare l’educazione sessuo-affettiva e di negare la cittadinanza a soggettività che non si conformano ai modelli tradizionali.
Il movimento denuncia le conseguenze di queste politiche: l’attacco diretto alla costruzione di scuole inclusive e rispettose delle differenze. La censura nei confronti di chi discute questioni legate alla Palestina è già un fatto concreto, con dirigenti scolastici che fungono da organi di controllo. La revoca dell’accreditamento del corso di formazione “La scuola non si arruola” è solo un esempio dell’atteggiamento oppressivo del governo, che equipara l’antisionismo all’antisemitismo.
In un contesto di militarizzazione e precarizzazione del lavoro educativo, il governo rivela le sue vere priorità, come l’introduzione di bonus per le famiglie che scelgono scuole private e l’esenzione fiscale per le stesse. Questo mentre gli insegnanti continuano a percepire stipendi tra i più bassi d’Europa. Le manifestazioni del 18 ottobre 2025 in tutta Italia hanno dimostrato un malcontento crescente e una richiesta chiara: un’istruzione pubblica, laica, inclusiva e solidale.
La Rete per la scuola pubblica non è solo un grido di allerta, ma un appello all’azione. Si propone di costruire una scuola in cui il pensiero critico, la curiosità e la creatività siano al centro dell’apprendimento, in contrasto con un modello educativo che privilegia l’obbedienza. Questo movimento invita a una mobilitazione collettiva di docenti, studenti, educatori e famiglie, per difendere i diritti e gli spazi di libertà in un momento storico in cui la scuola è sotto attacco.
La Rete si propone di attivare una convergenza reale tra tutte le realtà della Romagna che desiderano opporsi a questa deriva autoritaria. L’obiettivo è costruire un’alternativa dal basso, partendo dal dibattito e dall’implementazione di pratiche di mutuo aiuto per garantire la libertà di insegnamento e la qualità dell’istruzione.

